Il 9 maggio del 1950 la “Dichiarazione Schuman” pose le fondamenta per il processo di integrazione comunitaria. Segnato dalla guerra e dalla Cortina di ferro, il vecchio continente rinasceva, con l’obiettivo della pace, mediante la solidarietà economica e politica. Oggi, in un periodo storico tra i più difficili per l’Unione Europea e soprattutto per la sua credibilità, a Bruxelles e nei 27 Paesi si celebra la Festa dell’Europa per ricordare quella Dichiarazione che, negli anni drammatici del dopoguerra, pose le basi del cammino verso un’Europa pacificata e unita.

Dalla “Dichiarazione Schuman” prese poi forma la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (1951), seguita dalla Comunità economica europea (1957) con sei Paesi fondatori: Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo. L’evoluzione successiva di queste comunità è stata segnata dal consolidamento delle istituzioni di Bruxelles e Strasburgo (Parlamento, Consiglio e Commissione), da nuove adesioni (fino agli attuali 27 Stati membri) e da ulteriori competenze politiche assegnate all’Unione europea (nuovo nome dal Trattato di Maastricht del 1991).

Ma oggi la domanda è: nel contesto attuale l’Ue può ancora costituire un esempio di convergenza tra popoli e Stati? In altre parole, ha senso oggi, mentre siamo in piena “terza guerra mondiale a pezzi”, nella crisi del multilateralismo e nell’era dei nazionalismi, celebrare l’Europa e il processo di integrazione continentale? La risposta non può che essere affermativa, ma è evidente che mancano ancora visione, riforme e protagonismo dei cittadini.

Un concreto segno di speranza per l’Europa è rappresentato dalla rete di comunità e movimenti cristiani nota come “Insieme per l’Europa”. Questi giovani (nella foto) di diverse nazionalità andranno a Bruxelles dall’11 al 14 maggio e il 13 maggio. La loro mission è quella di proporre in un incontro al Parlamento Ue un “Patto intergenerazionale per l’Europa”. Il Patto nasce come una proposta per questa parte della legislatura europea 2026-2029: «promuove la reciprocità, affinché, attraverso la cooperazione tra le generazioni, sia possibile costruire un’Europa più inclusiva, capace di vivere pienamente la propria democrazia e di rinnovare la propria missione di pace e solidarietà».

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