
Assume un significato di enorme rilevanza strategica, sull’agitato scacchiere internazionale, la visita ufficiale a Roma del segretario di Stato americano Marco Rubio (nella foto), prevista per giovedì e venerdì prossimi. Prima visita in agenda è in Vaticano da Papa Leone XIV: un incontro che potrebbe non avere solo i contorni di un faccia a faccia fra lo statista statunitense e il capo spirituale dei cristiani, considerando l’energia con cui negli ultimi tempi il Pontefice ha fatto sentire forte la sua voce per contrastare l’ondata bellicistica montante.
Il giorno dopo Rubio incontrerà il ministro della Difesa Guido Crosetto e il titolare degli Esteri Antonio Tajani per un pranzo a Villa Madama, mentre Tajani ha già convocato alla Farnesina l’ambasciatore USA proprio in queste ore, presumibilmente per delineare il quadro delle conversazioni.
Resta l’incognita di Palazzo Chigi. Giorgia Meloni, che in queste ore è ad Erevan, in Armenia, per partecipare alla cena di gala della Comunità politica europea, non ha ancora sciolto la riserva, anche se dal suo cerimoniale è arrivata la prima apertura, con un laconico «Stiamo verificando le rispettive agende». Anche perché la sua presenza in Armenia punta su un altro risultato: nel bilaterale con il presidente della confederazione svizzera Guy Parmelin la presidente del Consiglio punta ad ottenere il blocco definitivo delle parcelle degli ospedali elvetici per le vittime di Crans-Montana.
Intanto a Roma il clima, in partenza, non è dei migliori, dopo gli attacchi rivolti da Donald Trump alla nostra comunità nazionale, con le due minacce di ritirare militari americani dalle basi ed innalzare i dazi sull’export nel settore automotive, senza contare gli strali personalmente rivolti al primo ministro italiano. Se quindi la visita di Rubio in Vaticano arriva come un messaggio della Casa Bianca per ricucire le relazioni con il Papa, dopo le clamorose, sprezzanti parole su di lui pronunciate le settimane scorse dal tycoon, ancora incerto è ad oggi ciò che deciderà Giorgia Meloni.
Resta il fatto che l’eventuale conferma di un incontro con Rubio nel fine settimana renderebbe centrale la posizione di Meloni al vertice armeno. Come ha dichiarato infatti il leader polacco Donald Tusk, il «vertice Epc deve lanciare un segnale chiaro: i legami transatlantici e l’amicizia tra Europa e Stati Uniti sono una nostra responsabilità comune, non c’è alternativa». E Giorgia Meloni, specie se incontrerà Rubio, sarà la figura chiave di questa auspicata, rinnovata alleanza.





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