Un Tribunale speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina. Pochi giorni fa, lo scorso 15 maggio, il Consiglio d’Europa ha annunciato di aver completato un ulteriore, decisivo passaggio istituzionale per la creazione di questo nuovo istituto: la risoluzione che dà vita all’Accordo parziale allargato sul Comitato direttivo del Tribunale.

L’annuncio, arrivato a ventiquattro ore da uno dei più letali attacchi russi dall’inizio della guerra, con 24 vittime nel bombardamento su un condominio di Kiev, è stato dato durante il Vertice di Chisinau, in Moldavia, l’incontro annuale tra i ministri degli Esteri dei 46 Stati membri per promuovere i valori della democrazia e dello Stato di diritto.

I passi successivi prevedono di assicurare il finanziamento economico necessario a garantirne l’operatività. In tal senso, il denaro sarà messo a disposizione dagli Stati che ratificheranno ufficialmente la loro adesione al Comitato.

Il Tribunale Speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina è un’istituzione – creata nel quadro del Consiglio d’Europa – che si pone l’obiettivo di indagare, perseguire e processare i principali responsabili della guerra scatenata da Mosca contro Kiev. Il bersaglio, dunque, è quello grosso: i vertici politici e militari della Federazione Russa, a partire dal presidente Vladimir Putin.

La creazione del nuovo tribunale era cominciata in Consiglio d’Europa già nel 2022, all’indomani dell’invasione russa. Il tentativo era quello di trovare una soluzione ad alcuni vuoti normativi che avrebbero impedito alla Corte Penale Internazionale di imputare i responsabili del conflitto del crimine di aggressione, in particolare la mancata ratifica da parte della Russia dello Statuto di Roma, l’atto fondativo della CPI.

Se per i crimini di guerra, contro l’umanità e per quello di genocidio lo Statuto prevede che possano essere perseguiti anche i cittadini di uno Stato ‘terzo’, il crimine di aggressione è regolato in modo molto più stringente. Affinché la Corte possa avviare un’indagine in tal senso, è necessario che l’autore del crimine sia il cittadino di uno Stato parte o che – se il sospettato ha la nazionalità di un Paese non aderente alla CPI – l’autorizzazione a procedere arrivi direttamente dal Consiglio di Sicurezza (CdS) delle Nazioni Unite. Anche questa seconda ipotesi è stata da subito ritenuta improbabile nel caso della guerra in Ucraina, alla luce del potere di veto che Mosca detiene rispetto ad ogni decisione presa in seno al CdS.

Con l’obiettivo di superare questi ostacoli giuridici, un gruppo di esperti provenienti dall’Ucraina, dalla Commissione UE, dal Consiglio d’Europa e da decine di Stati partner ha lavorato per circa tre anni alla creazione di un tribunale ad hoc, su modello di quelli costituiti negli anni ’90 per la guerra nell’ex Jugoslavia e per il genocidio in Rwanda.

Il primo traguardo è stato raggiunto lo scorso 25 giugno, quando a Strasburgo il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, e il segretario generale del Consiglio d’Europa, Alain Berset, hanno siglato il primo accordo bilaterale (foto in alto) per l creazione di questo organismo.

Published by

Rispondi

Scopri di più da L'UMANITA' - Organo del Partito Socialdemocratico Italiano

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere