C’è un intero territorio d’Europa in cui gli abitanti, oltre tre milioni di persone, combattono ogni giorno con veleni silenziosi che attentano alla loro vita. Qui la mortalità per tumori è più alta di circa il 10 per cento rispetto a qualsiasi altra zona del vecchio continente. Stiamo parlando dell’Italia e stiamo parlando della Terra dei Fuochi. E non è certo un caso che proprio oggi, Giornata Nazionale della Legalità. Papa Leone XIV abbia scelto di visitare Acerra, simbolo di quel tremendo destino al quale, finora, non si è mai posto veramente fine.

Mentre scriviamo, Leone è già atterrato nel campo sportivo Arcoleo del comune a nord di Napoli per incontrare gli oltre 12mila fedeli sono riuniti nelle strade della città ad accoglierlo. Dopo l’arrivo, il pontefice si è recato nella Cattedrale di Santa Maria Assunta di Acerra, dove sta incontrando i vescovi, il clero e le famiglie delle vittime di inquinamento ambientale.

In questa terra, migliaia di bambini, donne e uomini negli ultimi quarant’anni hanno perso la vita per tumore. E’ una storia fatta di depistaggi, morti improvvise, omertà. Il boss pentito Carmine Schiavone oltre vent’anni fa svelò i nomi dei responsabili, dei trafficanti che già da decenni interravano in queste fertili piantagioni i rifiuti tossici provenienti da industrie del Nord. Finì che “cadde accidentalmente” da un albero del suo giardino e morì sul colpo.

Nel 1996 il poliziotto Roberto Mancini, medaglia d’oro al valore civile, consegnò un’informativa di oltre 200 pagine con nomi, luoghi, dettagli dei traffici di rifiuti in Terra dei fuochi a partire dal 1988. «Camorristi, imprenditori, usurai, banchieri, bancari e professionisti della finanza – si leggeva fra l’altro – concorrono, da luoghi e con tempi e ruoli diversi, alla realizzazione di un progetto unico dagli effetti letali per il sistema economico nazionale e per l’ambiente». «I rifiuti tossici – veniva aggiunto – sono traffici appetibili per la camorra, coniugano l’estrema remuneratività a una assicurata impunità». Quella informativa – scrive oggi Avvenire – fu “dimenticata” nella procura di Napoli per quattordici anni. E Mancini morì di tumore nel 2014.

Nel 1997 la Commissione parlamentare d’inchiesta sottolineava nella sua relazione:  «E’ evidente che fino al 1993 non è stata realizzata alcuna attività significativa d’indagine e quindi contrasto ai traffici illeciti di rifiuti, in particolare quelli dal Centro-Nord verso il Sud del Paese, traffici che hanno visto l’interessamento diretto dei sodalizi criminali a partire almeno dal 1988». E la mortalità continuava a crescere in tutta la zona. In Campania – si leggeva già allora in una relazione della Direzione Nazionale Antimafia – i primi conniventi con le organizzazioni criminali sono appartenenti alla pubblica amministrazione.

Nel 2013 il generale Sergio Costa, che comandava la Forestale della Campania, dichiarava: «Le zone a nord di Napoli e sud di Caserta sono terre devastate dal punto di vista ambientale». Qui ci si ammala e si muore di rifiuti tossici. Arriviamo al 2021, quando la Procura di Napoli Nord, d’intesa con l’Istituto Superiore di Sanità, attesta che nella Terra dei fuochi alcune gravissime patologie, dal tumore al seno all’asma, da varie forme di leucemie alle malformazioni congenite, sono legate allo smaltimento illegale dei rifiuti tossici.

Giusto allora che, nel segno dell’autentico messaggio evangelico, Papa Leone sia oggi qui fra loro. Un segnale forte, il suo, non solo di amore verso questa popolazione così duramente colpita, ma anche per quelle autorità istituzionali che finora hanno consentito che tutto questo scempio accadesse.

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