Non sappiamo con la certezza dei numeri quanto le posizioni di Papa Leone XVI su questioni gigantesche, come immigrazione e pace, abbiano contribuito alla sconfitta di Donald Trump. Di certo però il pontefice non rinuncia alla sua linea politica ed apostolica, come dimostra l’ultimo comunicato di ieri, diffuso da don Antonio Spadaro, giornalista, direttore di Civiltà Cattolica. «Oggi, 4 novembre 2026, Bob Dylan è stato ricevuto in udienza da Papa Leone XIV. Insieme all’editore de L’Osservatore Romano, l’ho accompagnato al Palazzo Apostolico» (foto sopra).

«L’incontro – sottolinea monsignor Spadaro – aveva il sapore della storia, e a ogni passo avevo la sensazione che potesse succedere qualsiasi cosa. Parlando di pace, Leone ha citato “Go Away You Bomb”». Infatti, «nel 1963 Izzy Young, che gestiva il Folklore Center al Greenwich Village, stava preparando un canzoniere contro la bomba atomica; Dylan si presentò il giorno dopo con i testi, dattilografati. Nella canzone, un uomo parla alla bomba, la insulta, le ordina di andarsene. Il libro non uscì mai, e Dylan non registrò mai la canzone».

Tuttavia, «nel 2014 il dattiloscritto fu messo all’asta da Christie’s e non trovò acquirenti, ma i testi furono pubblicati, e così una canzone mai cantata arrivò sulla scrivania di un papa, in compagnia di Dorothy Day, Giorgio La Pira e Stanislav Petrov, l’ufficiale sovietico che, nel 1983, si rifiutò di trasmettere un allarme missilistico che i computer insistevano fosse reale».

Nel 1967, per realizzare l’album John Wesley Harding, Dylan aveva sognato San’Agostino. E sappiamo quanto ciò possa aver colpito un Papa agostiniano come Leone. In “I Dreamed I Saw St. Augustine”, il narratore osserva Agostino che cerca coloro che hanno già venduto l’anima, assiste al suo martirio e si rende conto, con orrore, di essere uno della folla che lo ha messo a morte. Si sveglia solo, in lacrime. «Il modello – spiega Spadaro – era la vecchia ballata su Joe Hill, l’organizzatore sindacale fucilato in Utah nel 1915. Dylan mise al suo posto il Vescovo di Ippona e trasformò un grido di battaglia in una confessione involontaria sulla nostra tendenza a zittire coloro che ci portano la verità».

Nato a Chicago nel 1955, Prevost «è cresciuto con la musica americana di quegli anni. Jim Musselman, suo compagno di classe a Villanova e devoto di Dylan, ricorda che i due parlavano molto di musica, e che fu Musselman a fargli leggere un saggio che indicava Dylan come il talento poetico della sua generazione».

E oggi «il Papa che si presentò dalla loggia di San Pietro come “un figlio di Sant’Agostino” conosce la musica di Dylan, e Dylan era felice di incontrare il Papa americano».

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