Come su questo giornale vi avevamo più volte anticipato, Stellantis non ha nessuna intenzione di continuare a produrre in Italia. Nonostante le rassicurazioni verbali dei dirigenti, in spregio anche alle martellanti pubblicità che continuano a ripetere “auto fabbricate in Italia!”, Stellantis adesso sposta in Francia perfino i lavoratori italiani. I quali, se non intendono perdere il posto, devono andare a lavorare negli stabilimenti d’oltralpe. Succede in particolare allo stabilimento Stellantis di Cassino.

«Non ci chiedono, come accaduto in passato, di spostarci a Mirafiori o in Abruzzo – sbotta un operaio – ma di spedirci direttamente allo stabilimento di Sochaux, nel nord est della Francia». Siamo al confine della Svizzera e qui gli impianti producono vetture Peugeot. La proposta è pervenuta a circa 10 lavoratori addetti al montaggio e alle carrozzerie in servizio da sempre a Cassino. Altrimenti si apre l’anticamera del licenziamento, cioè la cassa integrazione.

«La proposta – scrive oggi Il Fatto Quotidiano – ha fatto saltare dalla sedia i sindacati perché dimostra, ancora una volta, come il gruppo franco-italiano produca col contagocce in Italia, mentre in altri siti ci sia addirittura bisogno di supporto e rinforzo». Non ha peli sulla lingua il segretario generale della Fiom Cgil, Michele De Palma : «Mentre l’amministratore delegato Tavares guadagna mille volte quanto i lavoratori e le lavoratrici di Stellantis, essi per uscire dal ricatto della cassa integrazione sono costretti ad andare a lavorare addirittura all’estero. Noi riteniamo che un governo degno di questo nome, un presidente del Consiglio che siede al G7 per una ragione, ovvero perché i metalmeccanici rendono grande l’industria di questo Paese, dovrebbe convocare l’amministratore delegato e mettere fine a questa condizione di mancanza di dignità, di non rispetto del Paese e del lavoratori».

Intanto, a conferma di queste preoccupazioni, l’impianto di Cassino si avvia ad alcune settimane di fermo completo a causa della mancanza di ordinativi. Qui è attiva una sola linea di assemblaggio e si lavora su un solo turno dalle 6 alle 14, con la produzione crollata (-40%) rispetto allo stesso periodo del 2023.

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