
Ferma ed immediata la reazione del governo italiano alla notizia dell’abbordaggio illegale delle navi della Global Sumud Flotilla da parte della Marina israeliana in acque internazionali. «Liberate immediatamente i 23 italiani!», era stato l’appello di Giorgia Meloni alle autorità israeliane. Invito almeno in parte accolto: le ultimissime di stamane ci dicono che i 23 italiani e il resto dei volontari dovrebbero sbarcare a Creta, probabilmente a Heraklion. Una posizione netta, quella della premier, ma non del tutto scontata, se solo si pensi alle tante manifestazioni in cui gruppi violenti di pro Pal l’avevano ferocemente contestata. Ma gli italiani, per il governo, vengono giustamente prima di tutto.
La “condanna” verso Israele da parte della premier era arrivata ieri sera a stretto giro, al termine di un vertice di governo che Meloni ha voluto presiedere a poche ore dall’azione israeliana che aveva bloccato gli attivisti della Global Sumud Flotilla al largo di Creta. Tuttavia, una precisazione era d’obbligo. Rispetto allo scorso autunno, quando definì gli attivisti pro-Pal impegnati “irresponsabili” e portatori di “molti disagi al popolo italiano”, sostenendo che alleviare le sofferenze di Gaza non fosse la loro vera priorità, la premier ieri sera ha assicurato di non aver cambiato molto idea: «mi continua a sfuggire l’utilità di iniziative che non portano benefici alla popolazione di Gaza e in compenso danno a noi molti altri problemi da risolvere. Come se non ne avessimo già a sufficienza…».
Solo sei mesi fa Flotilla rifiutò la mediazione italiana, proseguendo la missione in cui erano coinvolti anche parlamentari, cercando di sfondare il blocco navale. In quella occasione l’esecutivo decise di inviare la nave Alpino della Marina militare per seguire le imbarcazioni per eventuali soccorsi, fino alla zona di intercettazione, a circa 200 miglia dalle coste di Gaza. Oggi non è stato escluso l’invio di navi, si deciderà in giornata a seconda degli sviluppi.





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