
L’ambasciatore israeliano a Roma Jonathan Peled, ospite a L’Aria che Tira su La7, ha detto che non è stato «trovato nessun aiuto alimentare sulle barche sequestrate», ribadendo che la Flotilla era una «provocazione».
Siamo a poche ore dall’abbordaggio di quasi tutte le barche della missione umanitaria. L’ultima, la Marinette, è stata bloccata questa mattina a 42,5 miglia nautiche da Gaza. Ma non è finita: fra 72 ore una nuova flotta potrebbe raggiungere la zona arancione. Sarebbero già in viaggio verso Gaza altre 11 barche. Questa “seconda ondata”, che proviene da Otranto e da Catania, fa capo a due organizzazioni. La prima, Freedom Flotilla, mette in campo due mini-velieri, Al Awda e Ghassan Kanafani. L’altra, ThousandMadleen, mette in mare otto barche. A bordo della nuova flotilla ci sono quasi cento medici, infermieri, giornalisti provenienti da 25 Paesi.
Intanto sono già arrivati all’aeroporto di Fiumicino i quattro parlamentari italiani Marco Croatti, Annalisa Corrado, Arturo Scotto e Benedetta Scuderi, giunti con un volo di linea da Tel Aviv. Restano in attesa di essere rimpatriati nei rispettivi paesi gli altri attivisti. Su di loro è caduto l’anatema lanciato dal ministro dell’ultradestra israeliana Itamar Ben Gvir: «Penso che debbano essere tenuti qui per alcuni mesi in una prigione israeliana, in modo che si abituino all’odore dell’ala terroristica». Ma solo «pochissimi attivisti hanno firmato finora per la partenza immediata». Lo si apprende dal team legale. Rifiutando l’espulsione immediata – viene spiegato – gli attivisti restano in carcere. La legge israeliana prevede la detenzione per chi non firma di 72 ore. I membri della Flotilla dovranno quindi attendere un provvedimento dell’Autorità giudiziaria».





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