
Un terzo delle famiglie italiane dichiara di aver limitato in quantità e qualità sia cibo che bevande. Vino, olio e pasta figurano tra i settori più colpiti. Il dato, diffuso dall’Istat, è stato analizzato da un Rapporto della Coldiretti durante il recente Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione.
Se la spesa media mensile per consumi delle famiglie è pari a 2.755 euro, quella non alimentare è pari in media a 2.222 euro mensili, ovvero l’80,7% della spesa totale, e varia tra i 3.032 euro nel Nord-est e i 2.199 del Sud. Il divario tra le due parti della penisola, come si vede, è ancora molto elevato. La differenza in termini percentuali tra la spesa del Nord-Est e quella del Sud si attesta al 37,9%, con la spesa media del Nord Est di 834 euro superiore a quella del Sud.
«Il ritorno della politica di potenza e della geopolitica – si legge nel Rapporto – sta sostituendo la cooperazione multilaterale con logiche di forza e protezione economica. In questo scenario la questione dei dazi diventa simbolo di un nuovo ordine mondiale». D’altra parte, «le tariffe imposte dal presidente Usa Trump sulle merci europee stanno avendo un effetto pesante anche per l’agroalimentare italiano che, dopo un primo trimestre dell’anno dove le esportazioni negli States hanno visto una crescita media in valore dell’11%, nei primi tre mesi di applicazione dei dazi aggiuntivi al 10%. Ma la crescita è passata al +1,3% di aprile, al +0,4% di maggio e al -2,9% di giugno. Per poi arrivare al -10% di luglio, mentre secondo stime Ue si prevedono cali fino al -30% ad agosto.
«Per difendere il modello Italia, capace di offrire cibo sicuro e di qualità, in linea con le aspettative dei cittadini, serve bloccare l’accesso a prodotti che non rispettano gli stessi standard di sicurezza e sostenibilità», è la conclusione del Rapporto Coldiretti.





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