Le attiviste del comitato femminista “Non una di meno” hanno scaricato letame dinanzi all’ufficio milanese della senatrice Giulia Bongiorno, relatrice del disegno di legge sulla violenza sessuale. Presumibilmente non hanno ben letto o compreso il testo del ddl, che sostanzialmente risponde alle indicazioni emerse nel corso della discussione parlamentare di porre al centro la donna e la sua autodeterminazione. Nell’articolo 609-bis del Codice Penale, cui si appigliano le attiviste e che ora viene modificato, l’autodeterminazione della donna era del tutto assente.

«La scelta di incentrare la fattispecie sulla volontà della donna – si legge nel resoconto parlamentare – supera la vigente formulazione dell’articolo 609-bis del codice penale in cui questo elemento è del tutto assente e risponde alle indicazioni emerse nel corso della discussione di porre al centro la donna e la sua autodeterminazione. Tuttavia, per assicurare una completa tutela penale anche per quelle fattispecie in cui si assiste al cosiddetto freezing la proposta prevede, nel secondo periodo del secondo comma del nuovo articolo 609-bis del codice penale, la specificazione che l’atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso».

Questa incivile forma di violenza usata dalle femministe risponderebbe allora solo alle logiche di una lotta politica basata sulla violenza e non sui contenuti, spiace che ancora una volta le femministe, che pure tante volte hanno sostenuto giusti principi di libertà, questa volta si abbandonino ad atti incivili per il solo antagonismo politico, senza conoscere a fondo i motivi del loro gesto.

Nei confronti di Giulia Bongiorno, che per la sua autorevolezza di avvocato non ha certo bisogno di chi la difenda, hanno espresso solidarietà partiti, gente comune, associazioni, fra cui il nostro giornale L’Umanità, che si associa a quanti restano sbalorditi da un simile gesto nei confronti di una personalità sempre in difesa della donna e dei diritti civili, come Giulia Bongiorno.

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