
Anche in Cile le ferite lasciate da decenni di sanguinosa dittatura alimentano un patriottismo che raggiunge talvolta l’esaltazione. Molto attivo è il partito socialdemocratico cileno, i Socialdemòcratas Chile che pochi giorni fa, il 18 settembre, hanno festeggiato la “Festa della patria”.
Va precisato che SD, vale a dire il Socialismo democratico, in Cile è ormai una coalizione di centrosinistra, di cui fanno parte il Partito Socialista (PS), il Partito per la Democrazia (PPD) il Partito Radicale (PR) e il Partito Liberale (PL), tutti riuniti sotto la bandiera e i simboli della Socialdemocrazia, a cominciare dalla tradizionale rosa. Leader della coalizione è la politologa Caterina Tohà. Dal 2022 fanno parte dell’alleanza di governo che sostiene il presidente del Cile, Gabriel Boric. Insieme ai socialdemocratici sono in coalizione anche il cosiddetto Fronte ampio ed il Partito Comunista Cinese (PCCH).
A guidare dal punto di vista ideologico i Socialdemòcratas Chile sono in particolare i Socialisti del Partido Socialista de Chile, fondato nel 1933, la cui leader e simbolo è oggi Michelle Bachelet, candidata in questi giorni per rappresentare il suo Paese in seno alle Nazioni Unite. La foto della Bachelet, con tanto di “Gracias!” ed incoraggiamenti, campeggia oggi sulle pagine web dei Socialdemòcratas Cile. “Grazie perché ci rappresenti!”, si legge, oltre a slogan sulla necessità di potenziare valori come “Multilateralismo” ed “Equità globale”.
Bachelet, che fino al 2022 aveva già rivestito la carica di Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, potrebbe tornare a questo incarico, forte del grande sostegno espresso dal suo popolo. Una storia, la sua, che coincide con la liberazione del Cile dalla dittatura. Figlia di Alberto Bachelet, medico, imprigionato dopo il golpe cileno con l’accusa di tradimento per essersi rifiutato di ribellarsi contro Allende, fu torturato e morì nel carcere di Santiago. Ad anni delle stesse torture della polizia di Pinochet riuscirono infine a scampare sia Michelle che sua madre.

Presidente del Cile dal 2006 al 2010 e dal 2014 al 2018, Michelle Bachelet è stata la prima donna a rivestire tale carica. «La figura di Michelle Bachelet – osserva Renato d’Andria – riassume in sé, nella sua sofferta biografia, le pagine più buie della storia cilena e, al tempo stesso, il trionfo del riscatto di quel popolo. L’auspicio è quindi che possa tornare al prestigioso incarico presso le Nazioni Unite».
«Pur comprendendo le difficoltà dei popoli sudamericani ed in particolare di quello cileno a trovare forme stabili di governo dopo decenni di feroci dittature – aggiunge d’Andria – qualche perplessità va espressa sull’attuale coalizione di governo del Paese ed in particolar modo della presenza, nell’alleanza di governo, di un partito estremista di sinistra fino al punto da denominarsi “Partito Comunista Cinese”. Formazioni politiche che, ovviamente e per tradizione, ben poco hanno a che vedere con i valori atlantisti e libertari professati dalle forze autenticamente socialdemocratiche nel mondo».





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