
Qualcuno ricorderà che negli scorsi decenni, quando la presenza di cinesi in Italia diventava man mano stanziale, cominciarono a circolare interrogativi sui motivi reali di un assalto così numericamente elevato, specie in aree geografiche come la Toscana, dove in alcune città ormai le camere di commercio sono nelle mani di piccoli e medi imprenditori provenienti dalle terre del Dragone. Altri si domandavano perché i controlli fiscali su queste attività fossero così blandi, dove potevano mai trovarsi i loro cimiteri in Italia, o perché, ad esempio, in certe zone povere del napoletano le donne italiane erano ridotte a fare le pulizie in casa dei cinesi.
Poi per molto tempo non se ne è parlato più. Fino a quando, un mese fa circa, durante il recente meeting degli industriali sul lago di Como, un’imprenditrice americana ha preso la parola e ha detto di aver notato, girando la bella Cernobbio, la massiccia presenza sulle strade delle auto di provenienza cinese. Ma siete pazzi?, ha esclamato, con tutte le vetture che si producono in Italia e in Europa, voi andate ad arricchire la super potenza di Xi?
Oggi un quesito di questo genere, ma ancor più inquietante, arriva dall’ex ambasciatore Giulio Terzi. Il quale, puntuale come sempre, parte da una notizia: «alcuni ricercatori – scrive il sito di analisi difesa Clash Report – hanno guidato un SUV elettrico cinese NIO all’interno di una miniera norvegese per interromperne le connessioni. Il veicolo ha continuato a tentare di contattare server in Cina; circa il 90% del suo traffico era diretto lì». Insomma, non si tratterebbe solo di una invasione di tipo capitalistico-industriale, bensì di vere e proprie attività di spionaggio ,eseguite attraverso i milioni di veicoli che l’occidente importa dalla Cina.
«Lo capiranno – domanda Terzi in un post su X – i Governi e le autorità locali che acquistano, attingendo alle tasche dei contribuenti, questi strumenti di intrusivo spionaggio ai danni delle imprese, della libertà, della vita privata, del lavoro, e della stessa sicurezza e sovranità dei loro cittadini? E lo capiranno i finora ignari, forse, acquirenti di auto cinesi?».
Per Terzi, infatti, si tratta di veicoli che « oltre ad arricchire i capitalisti/comunisti di Pechino, svolgono esattamente lo stesso “servizio” degli autobus cinesi : nel trasferire masse enormi di informazioni e dati critici che servono alla rapidissima crescita di potenza militare – atomica, spaziale, missilistica, aerea, navale, e terrestre – di una Cina comunista alleata alla Russia di Putin, all’Iran dei Kamenei, e alla Corea del Nord di Kim Jong-un». Occhio!
Nella foto un bus d’importazione cinese





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