
Prima o poi doveva accadere. Francia e Germania, messe in ginocchio dalla pesante crisi industriale che colpisce in particolar modo l’automotive, mettono al bando le politiche ideologizzate dell’Unione. E qualcuno già parla di “terremoto industriale in Europa”, con il divieto dei motori termici nel 2035 ufficialmente cancellato. L’asse franco-tedesco infatti ha deciso a favore del pragmatismo economico contro l’idealismo climatico, un accordo storico all’insegna del del “do ut des” tra Parigi e Berlino.
«Lo stop ai motori a combustione è ormai storia passata», ha detto in Conferenza stampa a Bruxelles il cancelliere tedesco Friedrich Merz, sintetizzando l’accordo raggiunto tra Francia e Germania sull’industria automobilistica europea, uno dei dossier più controversi della transizione energetica. Pur confermando i target climatici, Merz ha spiegato che il nuovo assetto consentirà di raggiungere la neutralità carbonica anche attraverso biocarburanti e carburanti sintetici.
L’intesa, annunciata a margine del Consiglio europeo, punta a conciliare gli obiettivi climatici con la tutela della competitività industriale, introducendo maggiore flessibilità per il settore e aprendo la strada all’utilizzo di carburanti alternativi anche dopo il 2035.
L’Europa rischiava la de-industrializzazione di fronte al rullo compressore cinese (BYD, MG. etc.) che domina al 100% la catena dell’elettrico. Il passaggio forzato voluto dall’UE al “tutto-batteria” si è scontrato con una domanda del grande pubblico fortemente in calo, frenata da prezzi inaccessibili e dalla riduzione dei sussidi. L’Europa ha capito che non poteva decarbonizzare, a costo di smantellare la sua principale industria.
Per il cancelliere Merz e l’industria tedesca, questa è la fine di un dogma mortifero. Berlino ottiene il ritorno alla neutralità tecnologica: I motori termici sopravviveranno grazie all’ibridazione e ai carburanti sintetici (e-fuels). L’eccellenza meccanica tedesca e il Mittelstand (il potente network di PMI subappaltatrici) si sono salvati. Ma qual è la contropartita francese? In cambio di questo allentamento, la Francia ha strappato una vittoria strategica: la salvaguardia dell’auto popolare (mantenere city car ibride accessibili come quelle di Renault, Peugeot per evitare una crisi sociale brutale sulla mobilità e lo spettro dei Gilet Gialli. Poi c’è il “Buy European Act”: La Germania, storicamente ostile al protezionismo per paura di ritorsioni, accetta un fronte comune europeo contro il dumping automobilistico cinese a base di barriere tariffarie. Insomma, la Germania salva il suo genio meccanico, la Francia protegge il suo mercato popolare e impone il suo modello elettrico. L’Europa passa finalmente a un pragmatismo di sopravvivenza: la transizione ecologica avverrà, ma non al prezzo di un suicidio geopolitico.





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