
Non era bastata la lezione della famiglia nel bosco, con un’opinione pubblica sconcertata dalla forzosa separazione di tre minori da papà e mamma Trevallion, che dura ormai da quasi un anno. Mentre finalmente dopo mesi di lacrime e dolore domenica scorsa i tre piccoli di papà Nathan e mamma Catherine riuscivano per la prima volta a trascorrere insieme un week end, a Lanciano si sta consumando una vicenda analoga, che a tutt’oggi non ha ancora trovato una via d’uscita. Del caso si è occupato anche Alberto Matano a La Vita in diretta, intervistando i difensori del papà, Pietro Loffredo.
«Non aspettate una tragedia per ascoltare questa famiglia!», dichiarano gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, difensori del padre dei tre bambini della famiglia Loffredo, allontanati con la forza da casa il 17 settembre. I difensori chiedono un incontro urgente con i ministri della Famiglia, della Giustizia e della Salute e lanciano un appello pubblico, anche attraverso i social, per ottenere risposte e prevenire conseguenze irreversibili.
Nel reclamo alla Corte d’appello di L’Aquila, la difesa contesta i presupposti della separazione, la mancata verifica delle alternative familiari e l’assenza di un termine della misura e di un calendario minimo degli incontri. L’udienza di merito è fissata al 19 gennaio 2027, quattro mesi dopo l’allontanamento.
«Il tempo dei bambini non coincide con quello della burocrazia. Temiamo danni gravissimi alla salute dei figli e dei genitori: chiediamo ascolto pubblico perché questo allarme non resti chiuso in un fascicolo. Una protezione priva di necessità e proporzione rischia di diventare violenza istituzionale», dichiara Angelo Pisani.
I legali richiamano l’ordinanza della Cassazione n. 23759 del 22 luglio 2026: il collocamento fuori famiglia richiede un pregiudizio concreto, la verifica delle misure meno invasive e una durata prevedibile, collegata al recupero familiare. Principi dei quali chiedono l’applicazione nella vicenda Loffredo.
Poi la provocazione: «Chiediamo un incontro anche al ministro degli Esteri, se per ottenere ascolto in Abruzzo dobbiamo rivolgerci a un Paese straniero. Le garanzie dei bambini non possono cambiare attraversando un confine regionale».
Ai ministri vengono chiesti interventi e verifiche nelle rispettive competenze; alla magistratura un riesame urgente e il rientro dei bambini quando la loro protezione possa essere assicurata in famiglia, con sostegni adeguati.
«Non si può attendere che qualcuno crolli per riconoscere la gravità della situazione. Il dolore è già presente. Le risposte devono arrivare adesso».





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