
Primi passi positivi dell’Unione Europea sulla tassazione degli extraprofitti accumulati dai giganti energetici in questi mesi di crisi durissima. Una misura di questo genere «è conforme al diritto dell’Unione europea», purché il regime di imposizione sia «temporaneo». È quanto sostiene l’avvocato generale Athanasios Rantos, in un’interpretazione giuridica per la Corte che, se confermata dai giudici di Lussemburgo, aprirà la strada per i governi alla tassazione delle compagnie per contrastare il rincaro di carburanti e dei beni di prima necessità connessi alla crisi energetica.
L’interpretazione del diritto che viene suggerita alla Corte di giustizia dall’avvocato generale si inserisce nella controversia seguita al contributo di solidarietà introdotto a livello UE all’indomani dell’aumento dei prezzi scaturito dallo scoppio della guerra in Ucraina. Una decisione che ha visto le obiezioni delle Corti costituzionali di Italia, Belgio e Irlanda. La prima vuole sapere se la tassazione degli extra-profitti si estende anche alle compagnie di distribuzione, la seconda ha dubbi sulla compatibilità con le norme sugli aiuti di Stato, la terza ha dubbi in merito al principio di proporzionalità.
Risponde oggi l’avvocato generale che l’articolo 122 comma 1 che del Trattato sul funzionamento dell’UE costituisce la base giuridica per giustificare l’introduzione di tasse sugli extra-profitti. L’articolo in questione stabilisce infatti che «il Consiglio, su proposta della Commissione, può decidere, in uno spirito di solidarietà tra Stati membri, le misure adeguate alla situazione economica, in particolare qualora sorgano gravi difficoltà nell’approvvigionamento di determinati prodotti, in particolare nel settore dell’energia».
In secondo luogo, sostiene Rantos, il diritto comunitario e nazionale «non impedisce agli Stati membri, nell’ambito delle loro competenze fiscali, di estendere il contributo ad altre entità, in particolare quelle che hanno beneficiato di profitti energetici straordinari a causa delle specificità del loro mercato dell’energia». Ciò, però, «a condizione che l’onere complessivo e gli obiettivi delle misure nazionali restino equivalenti a quelli della normativa europea».
La misura, in Italia più volte evocata in Italia dal ministro Matteo Salvini, aveva finora incontrato ostacoli di costituzionalità. Ricordiamo che recentemente Italia, Germania, Portogallo, Spagna, Austria e Polonia avevano inviato una lettera al ministro delle finanze irlandese, che presiede l’Ecofin, auspicando un nuovo quadro comune per la tassazione delle grandi aziende che traggono profitto dalla crisi causata dal conflitto in Medio Oriente. Alla richiesta era seguita la promessa di dar fondo a nuove analisi di fattibilità. Che ora cominciano ad arrivare. Purché che non sia troppo tardi…





Lascia un commento