
«Posta la linea pubblica portata avanti dal generale Roberto Vannacci sui temi economici, a mio avviso incompatibile con lo stesso programma di Futuro Nazionale e che in ogni caso denota gravissime lacune in materia macroeconomica, lacune non compatibili con la realizzazione dell’auspicato interesse nazionale, con la presente sono a dimettermi con effetto immediato dal partito». Comincia così, con toni perentori, la nota con cui Marco Mori (foto sopra) annuncia le sue dimissioni dal partito di Vannacci.
«La mia coerenza non può mai essere messa in discussione – annuncia Mori pubblicando il testo integrale della nota su X – ma resto a disposizione se chiaramente ci fosse la volontà dei vertici di discutere seriamente di macroeconomia al servizio dell’interesse nazionale».
Già qualche giorno prima, in una serie di dirette, Mori riferendosi all’UE aveva affermato che «il programma di futuro nazionale recitava cose ben diverse. Uscita non come primo strumento, ed ho accettato il compromesso in una logica di realismo politico. Ma conteneva l’uscita in caso in cui le norme non venissero cambiate secondo l’interesse nazionale!». Ma «in pochi giorni Vannacci ha prima detto che non ci si può discostare troppo dai parametri di bilancio (perché c’è il debito brutto) e ora che non si prende nemmeno in considerazione l’uscita. Almeno gli altri l’inversione ad U l’avevano fatta dopo le elezioni. Lui la fa prima… E sapete che vi dico? Se non cambia lo sbarramento non lo passa! Senza differenze con la Meloni il voto utile lo seppellirà!».
Avvocato, fra i primi ad aderire al partito di Vannacci, Mori se ne chiamava fuori già da qualche giorno. Il 21 ottobre, preoccupato per il calo di preferenze, scriveva: «Nuovi sondaggi danno Futuro Nazionale al 5,6% e dunque in calo. È importante non snobbare tale segnale di allarme e correggere gli errori che allontanano le persone. Gli errori sono tre al momento. -La linea economica, ben delineata nel programma, viene declinata da Vannacci in modo sbagliato, un modo che lo rende indistinguibile dagli altri; -il partito sta raccogliendo arrivisti che fuoriescono da partiti che non hanno nulla a che vedere con le posizioni sovraniste; -il tutti contro tutti dei comitati poteva andare bene al pronti via ma poi ad un partito serve organizzazione interna, oltre che qualcuno che si accorga di chi si iscrive per impiegare le persone nel modo migliore». Poi l’annuncio, perentorio: «Anche io sono vicinissimo a lasciare a questo punto, tanto se continua così la rotta è già scritta. E di sicuro non lavoro per far eleggere in parlamento ex Forza Italia». E così è stato.





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