Si può anche non essere cattolici, o addirittura atei, ma le parole pronunciate da Papa Leone in Uruguay non possono non colpire la coscienza di ogni essere umano che possa definirsi tale. Molti fra noi si erano chiesti, alla vigilia di questo viaggio, perché il pontefice avesse scelto l’Uruguay come tappa per la sua visita pastorale in America Latina. Oggi comprendiamo i motivi.

Meno di sette mesi fa il presidente uruguaiano Yamandú Orsi, esponente del fronte di sinistra, ha firmato il decreto che ha reso operativa la legge sull’eutanasia. Nel tardo pomeriggio di ieri, a pochi metri da lui, sul palco montato in Plaza Independencia, Leone XIV ha chiesto che ogni persona possa «vivere con dignità, ricevere le cure di cui ha bisogno ed essere accompagnata fino al termine naturale della propria vita». Volutamente Prevost non ha fatto preciso riferimento alla legge sull’eutanasia, così come non ha parlato di quella, risalente al 2012, sull’interruzione volontaria di gravidanza. Ha preferito far volgere lo sguardo delle autorità – e delle decine di migliaia di persone in piazza – sul fregio in bronzo attorno al piedistallo del monumento a José Gervasio Artigas, che è al centro della piazza. L’autore era un italiano, il bresciano Angelo Zanelli, lo stesso che a Roma firmò i rilievi dell’Altare della Patria.

Nel fregio c’è una donna che stringe a sé un neonato mentre la colonna avanza. «Quel gesto di protezione ci porta a pensare alla vita che ha inizio, ma anche a quella che sta ancora crescendo nel grembo materno», ha detto Leone. «Chi non è ancora nato appartiene già alla famiglia umana e al futuro del proprio popolo. La sua assoluta dipendenza dalla madre non sminuisce la dignità che gli spetta né la protezione che merita».

In Uruguay l’aborto è legale dal 2012, con la legge 18.987 approvata durante la presidenza Mujica. Nel 2024 il Ministero della Salute pubblica ha registrato, in dati ancora provvisori, 29.899 nati vivi, una cifra che la demografia accosta a quella del 1888. Il Papa ha chiamato in causa i padri, le famiglie, le condizioni sociali che permettono di crescere un figlio, e ha coniugato i due piani: «La protezione di chi sta per nascere e il sostegno di chi lo accoglie sono inseparabili».

Poi il passaggio più duro, pronunciato osservando nel fregio un’anziana curva sul bastone e da alcune figure che, attorno a un carro, sembrano più occupate a sorreggersi a vicenda che ad affrettare il passo. «Nessuno dovrebbe arrivare a sentirsi estraneo tra i propri cari né pensare che la propria assenza conti meno della propria presenza», ha detto Leone, chiedendo che assistenza sanitaria, legami familiari e vicinanza della comunità vengano tenuti insieme.

La Ley de muerte digna è passata al Senato il 15 ottobre 2025 con 20 voti su 31 e ha fatto dell’Uruguay il primo Paese latinoamericano a regolare l’eutanasia con una legge del Parlamento. Il decreto che l’ha resa applicabile porta la firma di Orsi ed è del 15 aprile 2026. Il Papa ha offerto la collaborazione delle diocesi per alleviare il dolore «quando ciò è possibile» e per sostenere la persona «quando il dolore non può essere eliminato», perché ogni persona «nemmeno nell’oscurità ha smesso di essere amata da Dio».

Oggi, grazie al viaggio apostolico di Papa Leone XIV, sappiamo di più sulle condizioni di vita in Uruguay, sulle leggi che in quel Paese, come in molti altri, pretendono di regolare la vita e la morte regolano la vita e la morte, sfidando le leggi naturali e, per noi cristiani, anche il Vangelo.

Ecco perché di questo viaggio, fortemente voluto dal Papa pur dopo la sua recente infermità, dobbiamo essergli grati. Mentre guerre ibride, non meno di quelle combattute col sangue, continuano a devastare anche l’occidente, non serviva un nuovo discorso pronunciato dall’alto di Piazza San Pietro. Quello di cui avevamo bisogno era il suo bagno di folla a Casavalle, la sterminata periferia di Montevideo dove il 49,6% della popolazione vive in condizioni di povertà assoluta. Quello di cui avevamo bisogno era il suo sguardo severo nell’Estadio Centenario di Montevideo, rivolto ai potenti che governano quella parte del mondo.

Renato d’Andria

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