A lanciare il sasso è stato, lo scorso 24 gennaio, il generale Patrick Sanders, Capo di Stato Maggiore dell’esercito di re Carlo d’Inghilterra, che oggi molti definiscono “il Vannacci d’Oltremanica”.

«Il popolo britannico – ha dichiarato Sanders – deve essere pronto a combattere la Russia. Siamo in una situazione prebellica». Insomma, dovrebbero essere proprio i cittadini ad «imbracciare le armi in una guerra contro Vladimir Putin perché l’esercito professionale di oggi è troppo piccolo, 74.110 uomini non bastano».

Non sono piaciute, le parole di Sanders, al primo ministro Rishi Sunak, il quale subito si è affrettato a smentire il ritorno del servizio militare obbligatorio, abolito nel 1960.

Eppure, la questione di un possibile ritorno della naja tiene già banco da mesi fra gli alleati della Nato. A cominciare dalla Germania, dove il commissario parlamentare alle Forze armate, la socialdemocratica Eva Högl, nel marzo scorso aveva auspicato il ritorno della coscrizione «per far fronte alla carenza di personale della Bundeswehr», sostenendo che un progetto è «urgente e necessario già a partire dal 2025» e che l’arruolamento potrebbe essere «aperto anche ai cittadini degli altri Paesi dell’Unione europea». Le ha fatto eco il ministro della Difesa, Boris Pistorius: «Sospendere la coscrizione obbligatoria è stato un errore», ha dichiarato senza mezzi termini. Per questo, ha già affidato ai tecnici del dicastero il compito di «presentare opzioni per un modello di servizio militare che possa contribuire alla resilienza della nazione, anche a breve termine, in linea con la minaccia».

E in Italia? «La Lega – ha annunciato il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini – ha quasi concluso la stesura di un progetto di legge per reintrodurre una leva universale, 6 mesi obbligatorio per ragazzi e ragazze, a servizio della comunità, su base regionale. È una grande forma di educazione civica, con persone che si possono dedicare al salvataggio, alla protezione civile, al pronto soccorso, alla protezione dei boschi da svolgere vicino a casa. Una volta – ha ricordato il leader leghista – uno di Udine andava a Bari, e quello di Bari lo mandavano a Udine, dovendo lasciare studi e lavoro. Non sarà più cosi, si farà vicino a casa. Spero che anche la altre forze politiche appoggino la proposta».

«Il ritorno al servizio di leva – osserva in proposito il presidente della Fondazione Salvemini, Renato d’Andria – potrebbe certamente contribuire a migliorare la vita dei giovani e del Paese, sempre che sia impostato su base volontaria, con l’alternativa del servizio civile e offrendo reali incentivi, anche di carattere economico, ai giovani che intendono indossare la divisa».

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