L’Editoriale di Renato d’Andria di domenica 26 maggio 2024

Si è appena concluso a Trento il Festival dell’Economia: un’edizione più che mai interessante, per l’alto livello degli ospiti, la qualità degli interventi, la portata strategica dei temi prescelti.

A suscitare il maggior numero di lanci e riprese da parte della stampa, oltre al discorso della premier Giorgia Meloni, è stato l’intervento del ministro Carlo Nordio, che ha riaperto – e in qualche modo cominciato a sanare – alcune pagine della Giustizia nostrana, da sempre fonte d’inquietudine per gli italiani, non meno che per gli addetti ai lavori.

Mi riferisco al caso di Bruno Contrada, l’ex dirigente del Sisde prosciolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa dopo un calvario durato quasi trent’anni, molti dei quali trascorsi in carcere. Già nel 2017, quando ci fu la piena assoluzione, era stata una sentenza della Cedu, la Corte Europea per i diritti dell’uomo, a condannare l’Italia, facendo sgretolare il muro di calunnie dei pentiti di mafia innalzato contro di lui. Oggi interviene nuovamente quella Corte perché – come ha ricordato Nordio a Trento – in Italia manca una tutela giurisdizionale che permetta agli individui intercettati, senza essere indagati o imputati, di ottenere un accertamento della legittimità della misura di sorveglianza in quanto non parti nel procedimento.

Il ministro Carlo Nordio a Trento. Sopra, Bruno Contrada

Una sentenza (la n. 4 relativa al ricorso n. 2507/19) che non solo riporta alla luce la via crucis di Contrada, ma apre un nuovo fronte anche sul delicato tema delle intercettazioni. Secondo la sentenza dei giudici di Strasburgo,  infatti, l’Italia ha violato il diritto al rispetto della vita privata di Bruno Contrada (il ricorrente) quando ha proceduto nel 2018 all’intercettazione e alla trascrizione delle sue conversazioni telefoniche nell’ambito del procedimento sull’omicidio di Nino Agostino, in cui l’ex funzionario del Sisde non era imputato.

«La Cedu, imponendo allo Stato italiano un risarcimento pecuniario – ha affermato il ministro Nordio – dice in modo nettissimo che noi abbiamo violato i diritti umani in tema di intercettazioni». Ora però «nel ddl cosiddetto Nordio, noi abbiamo proposto il minimo sindacale, cioé la tutela del terzo, che è un po’ meno di quello che dice la sentenza della Cedu», ha aggiunto il ministro. E poi: «Stiamo lavorando per una riforma molto più importante su tutto quello che riguarda le intercettazioni e i sequestri dei cellulari».

Da parte nostra, non possiamo che plaudire sommessamente alle rassicurazioni del Guardasigilli che, se saranno pienamente attuate, rappresenteranno una pagina nuova per la tutela dei diritti in Italia. Sì, perché «i diritti sono stati devastati sulle intercettazioni – ha detto senza mezzi termini Nordio – e il caso odierno è emblematico, perché non è stata tutelata la ‘terza persona’ non coinvolta in indagini».

Renato d’Andria

Presidente Fondazione Gaetano Salvemini

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