Mancano ormai poco più di due settimane all’apertura del G7, che si terrà dal 13 al 15 giugno. I grandi della terra soggiorneranno a Borgo Egnazia, nell’incantevole resort di sedici ettari a metà tra campagna e mare in provincia di Brindisi, nella frazione Savelletri di Fasano, dove in passato hanno trascorso le vacanze star come Madonna, Justin Timberlake e David Beckham.

Tutto è pronto per accogliere i capi di Stato e soprattutto il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres, che ha già confermato la sua presenza.

Ma a confermare una catena di manifestazioni e proteste è già, contemporaneamente, la lista delle sigle pacifiste che si battono contro l’industria delle armi, che hanno già diffuso il programma delle attività durante la tre giorni.

Nel mirino dei pacifisti c’è quello che definiscono «un summit destinato ad accelerare la transizione delle economie occidentali verso la cosiddetta “economia di guerra” con costosissimi programmi di riarmo».

E a guardare bene i numeri, a constatare ogni giorno con orrore gli stermini in atto, tanto in Ucraina quanto in Medio Oriente, le loro ragioni le hanno tutte.

Gli USA sono «lo Stato che produce più armi: nel 2023 hanno raggiunto i 916 miliardi di euro, oltre un terzo del totale», perché – seguiamo ancora i loro comunicati – «l’industria militare è un perno dell’economia americana, pertanto sono proprio le “multinazionali della difesa”, i loro profitti, che trascinano i governi alle guerre». 

Le aziende statunitensi occupano i primi 5 posti della classifica globale dei gruppi del settore. In vetta c’è la Lockheed Martin con incassi da 55 miliardi di euro l’anno. Seguono la Raytheon(37 miliardi), e la divisione militare di Boeing(31 mld), quindi Northrop Grumman (30 mld) e General Dynamics (27 mld). La prima europea è la britannica Bae System (25,8 miliardi). In ottava posizione c’è l’italiana Leonardocon un giro d’affari di 11,5 miliardi di euro e in 25esima Fincantieri(2 miliardi).

C’è di più. La spesa pro capite per le armi che grava su ogni italiano è 1,5 euro al giorno, negli USA 7,4 dollari, in Israele 8.2 dollari. Il nostro Paese ha un budget per la difesa pari all’ 1,6% del Pil. Se dovesse salire fino al 2% chiesto dalla Nato, l’Italia dovrebbe spendere ogni anno circa 8 miliardi in più ogni anno. 

«Nel 2023 – fanno sapere ancora i gruppi pacifisti – la spesa globale del pianeta per la difesa ha raggiunto il massimo storico di 2.443 miliardi di dollari, con un incremento del 6,8% rispetto al 2022: ogni giorno, nel mondo si spendono 6,7 miliardi per armi, munizioni ed eserciti». Parole in linea con i tanti moniti di Papa Francesco, non a caso gran parte dei gruppi che protesteranno (pacificamente, ci auguriamo) al G7 sono di matrice cattolica. Ed è bene che anche la loro parola si diffonda.  

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