
Dopo quasi dieci anni di calvario giudiziario è arrivata l’assoluzione in via definitiva per il Colonnello della Guardia di Finanza Fabio Massimo Mendella. Era stato arrestato dieci anni fa con l’accusa di concussione nei confronti di alcuni imprenditori. Secondo gli inquirenti dell’epoca, l’ufficiale avrebbe eseguito verifiche blande e pilotate e non avrebbe informato l’autorità giudiziaria degli elementi emersi, tutto questo in cambio di denaro e altre utilità.
In primo grado i difensori erano riusciti a dimostrare, carte alla mano, che Mendella aveva redatto ben 14 informative documentate, chiedendo perquisizioni e sequestri. Ci si attendeva quindi che scattasse automaticamente il proscioglimento. «Invece – ricostruisce il sempre attento Ermes Antonucci sul Foglio – l’accusa ha cambiato pelle, contestando a Mendella l’accusa di corruzione, che sarebbe stata compiuta tramite l’intermediazione di una terza persona», tanto che nel 2018 il tribunale di Napoli condannò in primo grado il colonnello Mendella a quattro anni di reclusione con l’accusa di corruzione.
Stava per scattare la prescrizione, ma l’ufficiale decide di rinunciarci: vuole dimostrare la sua innocenza. Si è arrivati così alla sentenza della Corte d’Appello che a giugno 2023, ribaltando completamente il verdetto di primo grado, lo ha assolto con formula piena da ogni accusa. Ed oggi questa assoluzione è diventata definitiva. «Nessuna condotta dolosa o colposa nel compimento dell’attività di servizio e nell’adempimento dei propri doveri. Il Tribunale ha vagliato come prove serie e decisive – si legge ancora nelle motivazioni della sentenza di appello – meri sospetti e suggestive ipotesi investigative prive di una reale certezza probatoria». Questo si legge nelle motivazioni depositate ad aprile della sentenza della Corte d’Appello, ora passata in giudicato.
«Sono stati – ha dichiarato Mendella intervistato dal Foglio – nove anni terribili. Mi hanno sbattuto in carcere. Sono stato sospeso dal servizio per tutta la durata del processo. La mia carriera è stata congelata. Questo significa che sono stato costretto ad andare avanti col 30 per cento dello stipendio, aiutato da mia moglie, tra mille difficoltà. Sono stato massacrato sul piano mediatico. Ho rinunciato alla prescrizione per veder riconosciuta la mia innocenza. Oggi, dopo nove anni, la sentenza dei giudici d’appello di Napoli rende finalmente giustizia».





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