
Giovedì 27 e venerdì 28 in Europa cambia tutto: si attendono infatti nomine “di peso”, in primis quella del Presidente della Commissione europea. Corposa dunque l’agenda del Consiglio Europeo del 27 e 28 giugno che, oltre alle nomine, vede sul tavolo questioni come l’Ucraina, le politiche per la sicurezza, le sanzioni alla Russia, il Medio Oriente. Si tratta insomma di dar vita alla roadmap delle prossime attività del Consiglio d’Europa.
Riguardo alle cariche apicali, i nomi più gettonati al momento sono quelli di Ursula von der Leyen per la Commissione, Antonio Costa per il Consiglio Europeo, Kaja Kallas favorita come Alto Rappresentante. Ed è proprio sulla votazione per von der Leyen che si concentra la diplomazia perché è determinante il peso italiano, con Fdi/Ecr più forte. Sappiamo che Giorgia Meloni ha chiesto discontinuità e candidato l’Italia ad assumere ruoli di primo piano. Von der Leyen, dal canto suo, chiede il sostegno del partito della destra italiana ma non sembra intenzionata a concedere molto. Sul piatto ci sono le candidature di due ministri: Giancarlo Giorgetti e Raffaele Fitto. Ma anche quelle dei due outsider Letizia Moratti, in quota FI e dunque Ppe, e il tecnico Daniele Franco, che in Europa rappresenterebbe l’autorevolezza di Mario Draghi. «Meloni – spiegano attenti osservatori – sembrerebbe anche tentata di chiudere la partita sui commissari calando l’asso di una donna che rafforzerebbe l’autorevolezza italiana senza costringere il governo a un rimpasto ravvicinato: la carta Elisabetta Belloni, direttore del DIS, è sul tavolo di Palazzo Chigi». Fitto rimane però in pole position, anche per la sua lunga esperienza in Europa.
Chi si mette di traverso alla futura “Maggioranza Ursula bis” è, com’era prevedibile, è il noto nemico di Bruxelles, Viktor Orbàn, che se la prende ora col leader dei popolari, il tedesco Manfred Weber. Quell’alleanza tra popolari e socialdemocratici che si prospetta ora in Europa sarebbe, a sentire il premier ungherese, «una coalizione in favore della guerra e dell’immigrazione e contro l’economia». Per Orbàn restano aperte le porte del gruppo Id, ma l’orizzonte di un gruppo unico delle destre appare più lontana.
E gli esponenti dem? Sul portoghese Antonio Costa al vertice del Consiglio i socialisti europei fanno quadrato, ma esisterebbe anche un piano B: Enrico Letta. Sarà un caso, ma proprio ieri l’ex segretario dem ha presentato, in fretta e furia, le sue dimissioni da Sciences Po, a Parigi.





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