
Come anticipato ieri ai nostri lettori, da oggi L’Umanità pubblica ampi stralci tratti dal libro “La Pace Possibile”, edito nel dicembre 2011 dalla Fondazione Gaetano Salvemini. Il volume propone gli Atti del Convegno intitolato “Dalla Pax Togliattiana alla Pax Berlusconiana” organizzato dalla medesima Fondazione e tenutosi a Roma il 21 settembre 2011 presso la Sala Capranichetta in Piazza Monte Citorio. Da pochi giorni vi era stata l’epocale “caduta” del premier Silvio Berlusconi. Al suo posto, Mario Monti era appena salito a Palazzo Chigi.
Ascolteremo, puntata dopo puntata, gli interventi di relatori di primo piano del giornalismo, della politica, delle istituzioni: dal grande giornalista Mario Sechi al compianto Oliviero Beha, dal costituzionalista Michele Ainis ai parlamentari e scrittori Elio Veltri ed Elio Lannutti, fino al giornalista Roberto Giovannini e al fondatore di “Nessuno Tocchi Caino” Sergio d’Elia, tuttora simbolo di lotta per l’affermazione dei diritti.
Nella foto, da sinistra, Renato d’Andria, Oliviero Beha e Mario Sechi, che aveva condotto il dibattito.
Oggi vi proponiamo, per iniziare, l’introduzione al volume a firma della curatrice, la giornalista Rita Pennarola. La data è quella del 18 dicembre 2011.
LA PACE POSSIBILE – INTRODUZIONE
Mentre rivediamo le ultime bozze per mandare in stampa questo testo, Benedetto XVI è in visita al carcere di Rebibbia. Un lungo applauso ha accolto il suo ingresso nella cappella dell’istituto, una seconda ovazione si è levata non appena il papa si è seduto. «Dovunque c’è un affamato, uno straniero, un ammalato, un carcerato, lì c’è Cristo stesso che at- tende la nostra visita e il nostro aiuto». Queste le prime parole del pontefice di fronte alla condizione dei detenuti, cui ha voluto ricordare «l’attenzione della Chiesa per la giustizia degli Stati», citando parte del documento da lui consegnato in Benin lo scorso 19 novembre.
Vogliamo partire da qui per presentare questo volume, che raccoglie gli atti dell’incontro pubblico tenutosi il 21 settembre 2011 presso la sala Capranichetta di Piazza Montecitorio, a Roma.
Promosso dalla Fondazione Gaetano Salvemini, il convegno ha visto come tema centrale un’analisi a tutto campo delle possibili vie d’uscita dalla diffusa ingiustizia – compresa quella amministrativa e fiscale – che teneva e tiene anche oggi l’Italia stretta in una morsa. Una disuguaglianza che si va approfondendo di giorno in giorno, una divaricazione che separa sempre più il ceto politico dal Paese reale, con esiti allarmanti e, per buona parte, tuttora imprevedibili.
Il tema specifico dell’incontro, “Dalla Pax Togliattiana alla Pax Berlusconiana” ha avuto poi se così si può dire, a distanza di quasi tre mesi, un esito ancor meno ipotizzabile. Quella Pax, che avevamo lanciato in campo come una sorta di provocazione per indurre il Paese ad una riflessione seria sul suo futuro, a breve e medio termine, in qualche modo si è poi realizzata. Si è realizzata non per tutto il Paese, come auspicavamo, bensì solo per il protagonista da noi evocato, Silvio Berlusconi. Nessun provvedimento è infatti stato emanato per pacificare i nodi della giustizia, o riportare in termini più civili quei numeri pazzeschi della in-giustizia legale che ha ricordato, nel suo appassionato intervento al Capranichetta, Sergio D’Elia. No. Piuttosto, ad essere ora “in pace” è proprio lo stesso ex premier Silvio Berlusconi che, avendo nel breve volgere di poche settimane da quell’incontro dovuto rassegnare le dimissioni nelle mani del capo dello Stato, oggi si trova a sedere sulla decisamente meno incandescente poltrona di membro di quella “maggioranza-opposizione” che in qualche modo sostiene l’esecutivo guidato da Mario Monti, con tutto quello che ne conseguirà per il nostro Paese. Non è una colpa né un merito di Berlusconi. Semplicemente, è così.
Da parte nostra, nel mandare alle stampe questo lavoro, non possiamo fare a meno di sottolinearne tutta la portata di stringente attualità. Se anche infatti le condizioni del governo sono ora cambiate, resta la forza delle analisi, resterà la non meno incisiva carica delle proposte maturate nell’ambito dei lavori. Un manuale di buona sopravvivenza, e non solo, per un Paese oggi in balia di condizionamenti esterni e, adesso come a fine settembre, sospeso costantemente al rischio di uno spettro che si chiama default.
Se è vero che la storia dei nostri padri potrà sempre salvarci, ecco allora che l’esempio e l’insegna- mento di Gaetano Salvemini, mirabilmente riportati al convegno da Elio Veltri, dovranno essere la guida nella ricostruzione delle tante “regole” che nel nostro Paese sono andate perse, smarrite da tempo.
Un incipit maestoso e severo, quello di Veltri, cui ha fatto da contrappunto la brillantissima conduzione di Mario Sechi, la sua battuta sempre pronta nell’introdurre e poi commentare, con la proverbiale incisività, i diversi interventi.
Da parte di Renato d’Andria, il presidente della Fondazione Salvemini, che ha fortemente voluto questo convegno, arriva oggi l’invito forte a non disperderne i rilevanti contenuti, a mettere a frutto le puntuali analisi, facendole convergere in una serie di proposte operative. «Questo – assicura d’Andria – sarà da oggi un preciso impegno per la Fondazione Gaetano Salvemini».
ROMA, 18 DICEMBRE 2011
Rita Pennarola





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