Seconda puntata di brani tratti dal volume “la Pace Possibile”, edito dalla Fondazione Salvemini nel dicembre 2011, che propone gli atti del Convegno “Dalla Pax Togliattiana alla Pax Berlusconiana” organizzato dalla Fondazione Gaetano Salvemini e tenutosi a Roma il 21 settembre 2011 presso la Sala Capranichetta in Piazza Monte Citorio. A seguire, l’intervento di Renato d’Andria in apertura del volume.

Renato d’Andria

Una Pax duratura per l’Italia

A partire dal 29 dopo Cristo l’impero romano visse i suoi decenni più straordinari. Un lungo, fecondo periodo di prosperità e crescita dopo l’infinito bagno di sangue delle guerre che, all’interno come all’esterno dei confini dell’Urbe, avevano devastato le popolazioni e sembravano dover spezzare le ali al sogno romano di dominare il mondo. L’era della grande e generalizzata pacificazione è passata alla storia sotto il nome di Pax Augustea, in omaggio all’imperatore Ottaviano Augusto che mise in pratica la sua geniale intuizione, tuttora celebrata da uomini e donne in arrivo da ogni dove per contemplarne l’incomparabile simbolo artistico: l’Ara Pacis, sul lungotevere della Capitale.

Dobbiamo attendere il 22 giugno del 1946 per ritrovare nel corso della storia un analogo punto di svolta. All’indomani della seconda guerra mondiale, con un’Italia sconfitta e in ginocchio, fu l’allora ministro di Grazia e Giustizia Palmiro Togliatti ad emanare il decreto che puntava ad una interruzione delle faide e delle vendette tra fascisti, comunisti e partigiani, con la realizzazione di una amnistia, un provvedimento finalizzato alla decisa accelerazione dei processi giudiziari ed al possibile svuotamento delle carceri, allora – come ora – in condizioni disumane di sovraffollamento. Comincia così il periodo della Pax Togliattiana, prodromico all’ingresso sulla scena politica italiana di quella Costituente che rappresenta ancora oggi il fondamento della nostra democrazia.

Oggi come allora, l’Italia si ritrova fra le macerie di guerre civili. Sul fronte internazionale le rivoluzioni del Nordafrica impongono scelte di portata copernicana, rispetto a un dato ormai inequivoco: l’economia mondiale è giunta ad un passaggio senza ritorno, dagli esiti ancora imprevedibili. Diversamente da quanto sta accadendo in Libia, in Siria e, prim’ancora, in Marocco e Tunisia, la rivoluzione italiana dovrà partire da un processo di pacificazione nazionale: un percorso di vasto respiro, regolato da norme ad hoc che si andranno ad elaborare dopo un confronto democratico condiviso, a più voci ed aperto al massimo pluralismo possibile.

La strada è tracciata e pare, al momento, l’unica percorribile. Noi Socialdemocratici rilanciamo con più forza l’idea di una pacificazione nazionale di ampio respiro che, a partire dalla giustizia “ordinaria”, si estenda alla giustizia sociale, tema più volte sottolineato negli interventi di questo libro. L’emergenza giustizia ci richiama tutti, ciascuno con le proprie responsabilità. Un richiamo alto, che è venuto, in tempi recenti, dal capo dello Stato Giorgio Napolitano e da Benedetto XVI.

Dopo decenni di barbarie, la Pax Augustea e, in tempi più vicini a noi, la Pax Togliattiana, seppero ricostruire non solo gli assetti produttivi, ma anche la coscienza morale del Paese e la fiducia delle popolazioni. Da più parti oggi raccogliamo la richiesta di confronti per impostare percorsi legislativi in grado di condurre l’Italia ad un analogo approdo. Istanze che provengono da vasti segmenti non rassegnati, circoli culturali ed ambiti imprenditoriali sani, che non hanno smarrito la speranza e sono pronti ad impegnarsi per ricostruire il loro Paese.

La Fondazione Gaetano Salvemini ha avviato su questi temi il fertile dibattito che i lettori troveranno in queste pagine. E’ un buon inizio, è la scintilla che apre a noi la strada per future iniziative. Percorreremo questo cammino nel nome di Gaetano Salvemini, maestro di libertà e giustizia, e nel ricordo di Giuseppe Saragat, artefice di quella scissione di Palazzo Barberini che, giusto 65 anni fa, riuscì ad impedire che il nostro Paese cadesse nella morsa del totalitarismo filo-sovietico, garantendo all’Italia un futuro di democrazia vera e pace duratura.

Renato d’Andria

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