La foto che vedete qui accanto non è quella, ormai consueta nei notiziari, delle manifestazioni violente nelle capitali europee, non è Parigi, non è Milano, non è Barcellona. Questa volta a sfilare, ma in modo pacifico, sono i componenti dell’October Council, familiari delle vittime dei massacri compiuti dai terroristi di Hamas il 7 ottobre 2023. Sono scesi in piazza a Tel Aviv per rinnovare la richiesta, finora mai accolta, di una commissione parlamentare d’inchiesta, indipendente, che accerti i motivi per cui il governo non fece nulla per prevenire la strage del 7 ottobre, che ha poi dato vita alla sanguinosa guerra a Gaza, in Cisgiordania ed oltre, costata tante vite umane anche al popolo di Israele.

Tutto questo è accaduto ieri, a soli tre giorni dal voto che dovrà rinnovare parlamento e governo dello Stato di Israele. Un appuntamento elettorale decisivo, quello del 27 ottobre, non solo per i due contendenti, il presidente in carica dal 2022, Benjamin Netanyahu, e lo sfidante Gadi Eisenkot, ma anche per il destino a breve e lungo termine dell’intero occidente, Europa compresa.

L’October Council chiede l’istituzione di una commissione d’inchiesta indipendente sui fallimenti in materia di sicurezza che hanno portato agli eventi del 7 ottobre, ma finora il governo di Netanyahu si è opposto alla creazione di un organismo indipendente di questo tipo, proponendo una commissione “politica”, i cui membri sarebbero per metà nominati dalla coalizione al governo e per un’altra metà dai parlamentari dell’opposizione. Lo scontro si è fatto via via più aspro dopo che erano circolate le notizie, finora non confermate, secondo cui l’intelligence israeliana sarebbe stata avvertita dell’imminente attacco di Hamas senza assumere i dovuti provvedimenti.

Quale che sia la verità, è un dovere morale e politico dare risposte ai familiari delle 1400 vittime di quel pomeriggio di sangue, fanatismo, follia. E va condannato il fatto che finora, a tre anni di distanza, l’unica azione concreta messa in atto dal governo sia stato solo quel violento attacco ai civili palestinesi che lo stesso popolo di Israele non avrebbe mai chiesto né mai voluto.

Intanto i sondaggi finora danno un testa a testa fra Netanyahu ed Eisenkot, né si intravede, qualunque sia l’esito del voto, una concreta via d’uscita dal tunnel in cui è precipitata la Terra di Gesù. La mia personale solidarietà va ai familiari dell’October Council e a quella parte maggioritaria del popolo israeliano che fin da quel tremendo giorno continua a chiedere pace e giustizia, senza averle finora trovate.

Renato d’Andria

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