Le agenzie lanciano dispacci ufficiali poco dopo l’ufficializzazione da parte del Tribunale superiore elettorale (Tse). del Brasile: il presidente uscente Luiz Inacio Lula da Silva torna alla presidenza del Paese. Ha conquistato la rielezione con il 51,78% delle preferenze, pari a 64,1 milioni di voti, sconfiggendo il senatore Flavio Bolsonaro, fermo a 48,22%, con 59,7 milioni di voti.

Ma le cronache interne dicono qualcosa di diverso. La giornata elettorale infatti era stata segnata da una decisione senza precedenti, che sta alimentando accuse di brogli. Alle 17:01, quando molte sezioni avevano già chiuso, il ministro della Corte Suprema Cristiano Zanin ha prorogato di due ore la votazione a livello nazionale (fino alle 19). Zanin è stato avvocato personale di Lula durante la Lava Jato e nominato da lui stesso al STF nel 2023. È lo schema che ormai molti contestano: un giudice strettamente legato a un candidato interviene all’ultimo minuto e cambia le regole del gioco a suo favore. Poi, quando l’opposizione contesta, parte la narrazione di “attacco alle istituzioni” e di “chi non accetta la democrazia”. La campagna di Lula aveva chiesto la proroga citando problemi di trasporto pubblico. Anche Flávio Bolsonaro aveva fatto richieste analoghe in alcune regioni. La decisione è arrivata all’ultimo momento, non tutte le sezioni sono state riaperte allo stesso modo e il TSE ha dovuto sospendere lo scrutinio.

Flávio Bolsonaro ha dichiarato che è impossibile riconoscere il risultato, annunciando che chiederà l’annullamento totale delle elezioni. Parla di “regole cambiate a partita in corso”, rottura dell’isonomia e di un giudice che “scavalca” la giustizia elettorale. I suoi alleati parlano di “golpe giudiziario”. Il margine è di oltre 4 milioni di voti e al momento non ci sono prove di manomissione delle urne elettroniche. Ma il conflitto di interessi plateale e il precedente (un giudice nominato da Lula che interviene a partita in corso) sono evidenti e alimentano la sensazione di un sistema a senso unico.

Ad alimentare i sospetti è arrivata, poche ore fa, la dichiarazione del giudice Kassio Nunes Marques, presidente della Corte Elettorale Superiore del Brasile, secondo il quale non esisteva alcuna norma che consentisse di prolungare le votazioni di due ore. «Non esistevano regolamenti che autorizzassero alcuna proroga», ha dichiarato Nunes Marques. «Mai, in tutta la storia della Corte Elettorale Superiore, c’è stata una proroga», ha chiarito.

Si sarebbe trattato di un ordine senza precedenti da parte di un giudice della Corte Suprema alleato di Lula, che ha finito per favorire le sue stesse regioni. Ha inoltre avvertito che era materialmente impossibile, in poche ore, garantire che una decisione giudiziaria di tale portata non avrebbe causato effetti collaterali, soprattutto tecnologici, in grado di alterare significativamente il conteggio dei voti.

Nunes Marques ha concluso con un energico monito alla Corte Suprema: la Costituzione attribuisce alla Corte Elettorale la giurisdizione esclusiva per la gestione del processo elettorale. Non alla STF.

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Una risposta a “Brasile/Vittoria di Lula dopo manovre durante il voto”

  1. […] ciò dovrà comunque fare i conti sui presunti brogli di cui vi abbiamo fatto un resoconto ieri, con un giudice ex consulente di Lula ch ha concesso all’improvviso due ore in più per il voto: […]

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