
«La fase delle indagini è ormai centrale nel processo. E’ vero che il giudice c’è, ma arriva quando il profilo reputazionale, professionale e personale dell’indagato è compromesso. Il giudice a Berlino arriva quando ormai le vite sono distrutte». A dichiararlo stavolta non è un giornalista o un politico, ma Fabio Pinelli, vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Lo ha fatto davanti al membri togati del massimo organo della Magistratura italiana. Ne dà notizia Il Foglio con un articolo di Ermes Antonucci.
«Pinelli – scrive Antonucci – ha criticato i contenuti della nuova circolare sull’organizzazione delle procure predisposta dai membri togati del Csm, sottolineando come questa si concentri quasi unicamente sul rapporto tra procuratore capo e sostituti, dimenticandosi appunto della rilevanza assunta ormai dalle indagini. Un tema di non poco conto in un ambito in cui i magistrati dispongono del potere straordinario di incidere sulla libertà dei cittadini», Pinelli ha poi rincarato la dose: «Non basta la vittoria del concorso pubblico per valutare autonomamente un quadro probatorio. Bisogna fare molta esperienza, è troppo grande il potere che si ha nelle proprie mani».
Risultato? Ce lo dice sempre Antonucci: «i togati hanno scritto un documento in cui accusano Pinelli di aver “delegittimato” i pubblici ministeri».
Volete sapere come il richiamo di Pinelli è stato accolto dai togati del Csm? La circolare è stata approvata (con il no dei laici) e i togati hanno scritto un documento in cui accusano Pinelli di aver “delegittimato” i pubblici ministeri.
Se Pinelli ha messo il dito in una piaga tutt’altro che nuova, qualcosa di analogo ha fatto nelle stesse ore il deputato di Forza Italia Pietro Pittalis, affrontando il dramma dei suicidi in carcere. La macabra conta arriva, questa settimana, a ben 49 casi.
«Il sistema carcerario – ha affermato – vive una situazione drammatica. Non possiamo fare finta che il problema del sovraffollamento non esista, così come quello dei suicidi fra i detenuti, che ormai hanno una frequenza incredibile. Tutte le soluzioni che in prospettiva possono migliorare il sistema vanno benissimo, però ci vuole anche una risposta nell’immediato. E la proposta avanzata da Giachetti, con alcuni interventi migliorativi, rappresenta una buona occasione».
La proposta Giachetti sulla liberazione anticipata prevede un aumento della detrazione di pena ai fini della liberazione anticipata da 45 a 60 o 75 giorni per ogni semestre di pena scontata. Un provvedimento non risolutivo, ma che farebbe uscire dal carcere qualche migliaio di detenuti. Nelle carceri italiane attualmente ci sono 61.547 detenuti a fronte di 47 mila posti effettivi disponibili, per un sovraffollamento del 130 per cento.





Lascia un commento