Dopo l’esito a sorpresa del voto di domenica, continuano in Francia le manovre in cerca di una maggioranza I macroniani tendono la mano alla gauche, ma senza Mélenchon.

E lo steso Macron in queste ore  pubblica un appello, diffuso sulla rete radiofonica France Bleu e su diversi giornali regionali, in cui spiega la situazione post elettorale del paese. «Chiedo a tutte le forze politiche che si riconoscono nelle istituzioni repubblicane, lo stato di diritto, il parlamentarismo, un orientamento europeo e la difesa dell’indipendenza francese, di avviare un dialogo sincero e leale per costruire una maggioranza solida, necessariamente plurale, per il paese».

Il capo dell’Eliseo ha spiegato il suo punto di vista: nelle elezioni di domenica «nessuno ha vinto, nessuna forza politica ha da sola la maggioranza sufficiente e i blocchi o coalizioni prodotti da queste elezioni sono tutti minoritari». Ma  «uniti dalle desistenze reciproche al secondo turno, eletti grazie ai voti degli elettori dei loro ex avversari, solo le forze repubblicane rappresentano una maggioranza assoluta. La natura di queste elezioni, segnate da una richiesta chiara di cambiamento e di condivisione del potere, li obbliga a costruire un ampio ‘rassemblement’».

Quanto sia complicato il rebus, lo dimostrano le ultime mosse dei partiti che si candidano a governare. Il centrista François Bayrou, che fa parte dell’alleanza macroniana, tende la mano alle forze di sinistra eccetto La France Insoumise (LFI). In un’intervista a BFM TV, il leader centrista ha affermato di volersi ispirare a “valori comuni” aprendo un tavolo con la sinistra «dai socialisti ai comunisti, senza LFI, che non corrisponde ai valori del blocco di centro».

Dal canto suo l’ex premier Edouard Philippe, leader del partito Horizons, anch’egli alleato dei macroniani, ha ammesso di aver «cenato con Marine Le Pen lo scorso dicembre», come hanno titolato alcuni media francesi: «abbiamo cenato perché ci conoscevamo poco – ha spiegato – una cena cordiale che ha messo in luce profondi disaccordi su molti temi», ha detto a TF1.

Qualche suggerimento potrebbe arrivare dal Belgio, dove il re ha affidato oggi a Bart De Wever, presidente del partito di destra N-VA – facente parte dello stesso gruppo di Fratelli d’Italia all’Eurocamera, quello dei Conservatori e Riformisti – l’incarico di formare il nuovo governo federale. De Wever, che già nei giorni scorsi ha portato avanti consultazioni con diversi partiti per formare una nuova coalizione di governo, riferirà sul suo lavoro entro il 24 luglio.

E’ stata battezzata “coalizione Arizona” ,a maggioranza che De Wever, alla guida del partito nazionalista fiammingo, sta lprovando a mettere insieme e che potrebbe presto guidare..

 L’esito dei contatti per arrivare a questa nuova coalizione non viene dato per scontato, ma certamente i partiti chiamati teoricamente a farne parte fanno capire quale nuovo esperimento politico sia in corso anche in Belgio. Sotto la regia di De Wever, i partiti coinvolti nei negoziati sono attualmente i liberali del Movimento riformatore (Mr), il partito centrista Les Engages, i cristiano-democratici del CdV e l’ex partito socialista fiammingo Vooruit. Questi cinque partiti, messi insieme, potrebbero contare alla Camera federale su una maggioranza di 81 seggi sui 150 totali.

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