Dopo quattordici anni il governo britannico è passato ai laburisti guidati da un nuovo leader, Keir Starmer. La sfida aperta è quella di dare la definitiva spallata ai rapporti con l’Europa e vivere una rinnovata fase di apertura verso i mercati del Commonwealth. Queste le prospettive del nuovo esecutivo secondo le notizie ufficialmente diramate. Le cose però potrebbero essere assai più difficili.

Come aveva anticipato su questo giornale qualche mese fa il presidente della Fondazione Salvemini Renato d’Andria, esperto di geopolitica, la maggior parte degli inglesi è del tutto insoddisfatta dell’andamento economico del Paese nel dopo-Brexit. E vi sarebbe una maggioranza ben decisa a tentare il passo indietro verso l’Europa.

Renato d’Andria

«Sì – spiega oggi d’Andria – lo avevamo anticipato perché da mesi fonti vicine agli ambienti economici britannici confermavano l’esistenza di un malessere crescente fra cittadini e imprese. Già a marzo, secondo sondaggi che non sempre vengono diffusi, l’impopolarità della Brexit non era mai stata così alta, tanto che si era addirittura diffuso lo slogan “from Brexit to Bregret”. Dall’uscita dall’UE, la mancanza di lavoratori e di beni di consumo è uno dei principali problemi del Regno Unito. Lasciare l’Unione Europea ha significato abbandonarne il mercato unico, nel quale le persone e le merci si possono muovere liberamente senza eccessivi impedimenti burocratici. L’uscita quindi ha comportato maggiori costi e rallentamenti. Così il Regno Unito si è scontrato con una carenza di manodopera in molti settori, i cui effetti si sono diffusi estesamente».

Nel settore del trasporto, il Governo ha dovuto ricorrere all’esercito, affidando ai soldati il trasporto della benzina presso le varie stazioni di servizio perché molte rischiavano di non ricevere più rifornimenti a causa della mancanza di camionisti abilitati a trasferire materiale infiammabile come la benzina.

Analogamente dicasi per la grande distribuzione: Cranswick, la principale società produttrice di carne di maiale, ha scelto di assumere 400 macellai dalle Filippine per evitare di ridurre la produzione, spendendo 4 milioni di sterline (circa 4,5 milioni di euro) per via delle necessità burocratiche, dei visti, delle spese di viaggio e dei corsi di avviamento.

Scarsità di lavoratori c’è anche tra insegnanti, personale medico-sanitario e nella ristorazione.

A questa situazione, si è aggiunta l’inflazione alle stelle, che a gennaio ha segnato una crescita del 10,1% su base annua.

Dottor d’Andria, crede che tutto questo abbia pesato sul voto di una settimana fa, che ha punito i conservatoti e riportato i Lab a Downing Street? «In qualche misura – afferma d’Andria – possiamo rispondere affermativamente alla sua domanda. Certo è che gli inglesi volevano a tutti i costi un cambio di governo per sperare di invertire l’andamento calante dell’economia, con pesanti riflessi su famiglie e imprese. Ed anche la propaganda sulla Brexit, con i suoi risultati scadenti, è stata messa sul conto dei governi conservatori, che ne determinarono l’esito nel 2020».

Published by

Rispondi

Scopri di più da L'UMANITA' - Organo del Partito Socialdemocratico Italiano

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere