di Renato d’Andria

L’attentato a Donald Trump, rimasto fortunatamente ferito in maniera lieve, piomba in un panorama mondiale che più incandescente non si potrebbe. Ci fa capire che di qui a novembre, quando ci saranno le Presidenziali americane, dobbiamo aspettarci ancora guerre, attentati, disordini.
Niente di buono lascia presagire intanto lo stato di salute mentale del presidente in carica Joe Biden, fermamente deciso a restare nonostante i paurosi vuoti di memoria e di parola mostrati ancora nei giorni scorsi.

A questo punto tutti gli osservatori, anche quelli di area Dem, non possono che augurarsi una vittoria rapida di Trump, che porrebbe probabilmente fine a queste laceranti attese. Anche perché, se pure si verificasse il “cambiamento in corsa” da molti auspicato in un primo momento, con il tandem tra la vicepresidente Kamala Harris e l’ex presidente Barack Obama, ciò significherebbe solo alimentare un clima di incertezze e destabilizzazione, dal momento che “lo smemorato” Biden resterebbe comunque fino a novembre alla guida della più grande potenza occidentale del mondo.
Un mondo su cui da ieri incombe una minaccia in più: quella del presidente russo Vladimir Putin, che ha definito le capitali europee “possibili obiettivi”. Di che cosa? Della guerra nucleare che sta minacciando ormai da tempo?
Scenari su scenari, che continuano ad alimentare il clima di terrore generato dai sanguinosi conflitti in corso, tanto in Europa quanto in Medio Oriente.
Di fronte a tutto questo ritengo che ciascuno per la propria parte possa e debba impostare processi di pacificazione, interna ed esterna. Non occorre essere esperti di geopolitica per comprendere che i pericoli incombenti si fanno sempre più vicini.
Da parte nostra, come Fondazione Salvemini, stiamo lavorando ad ampi confronti con esperti nazionali ed internazionali nell’ambito del Movimento Armonia, di cui vi avevo già annunciato la nascita qualche mese fa. Ci stiamo muovendo sull’onda di quella “Pace Possibile” di cui vi avviamo dato su questo giornale ampi resoconti fino a qualche giorno fa, pubblicando gli interventi autorevoli tenutisi nell’omonimo convegno al Capranichetta di Piazza Montecitorio il 21 settembre del 2011.
Sembrano passati secoli, eppure le parole di grandi relatori sulla pace possibile risuonano attualissimi. E meritano di essere letti e meditati ancora oggi da tutti coloro che non sanno più trattare la pace con le “armi” della diplomazia e della concordia.
Renato d’Andria
Presidente Fondazione Gaetano Salvemini





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