Il 2 giugno la premier danese Mette Frederiksen ha annunciato (vedi foto) la fine dei negoziati di coalizione più lunghi nella storia della Paese. Oltre due mesi dopo le elezioni anticipate del 24 marzo, quattro partiti – i Socialdemocratici, il Partito Popolare Socialista (SF), i Moderati e i Social-Liberali (Radikale Venstre) – hanno presentato un programma di governo comune e, il giorno successivo, un nuovo gabinetto. La coalizione si è autodefinita il “governo a quadrifoglio”.

Con soli 82 seggi al Folketing (il parlamento irlandese), ben al di sotto della maggioranza di 90, il nuovo governo dipenderà dal sostegno esterno, in particolare da quello del partito di estrema sinistra Enhedslisten e del partito ecologista Alternative. Pur rimanendo fuori dal governo, Enhedslisten ha sfruttato la propria influenza durante i negoziati per ottenere diverse importanti concessioni, tra cui l’introduzione graduale dell’assistenza odontoiatrica gratuita nei prossimi dieci anni e il trasporto pubblico gratuito per i pendolari di età inferiore ai 22 anni.

Per la prima volta, il governo è composto in maggioranza da donne, molte delle quali – come Samira Nawa di Radikale – sono già bersaglio dell’ostilità dell’estrema destra. La nuova ministra dell’Ambiente, Maria Reumert Gjerding, non è attualmente parlamentare, ma è presidente della Società danese per la conservazione della natura ed ex deputata di Enhedslisten. La sua nomina da parte di Sinn Féin promette azioni concrete in materia ambientale, ma rischia anche di innescare ulteriori conflitti con il settore agricolo e l’estrema destra.

Il programma di governo include diverse importanti riforme sociali. Oltre agli impegni per l’assistenza odontoiatrica e il trasporto pubblico gratuiti, è stato ampliato l’accordo pre-elettorale per la riduzione dell’IVA sui prodotti alimentari – anch’esso raggiunto su iniziativa di Enhedslisten. Altri risultati includono nuove case popolari, il diritto di prelazione per le associazioni di edilizia popolare, nuovi parchi nazionali marini, standard più rigorosi per il benessere degli animali, compresa l’applicazione del divieto esistente di taglio della coda ai suini, maggiori risorse per l’educazione della prima infanzia, la psichiatria infantile e adolescenziale, l’assistenza ai malati di demenza e aumenti sia per il pensionamento anticipato che per le pensioni statali.

L’importanza attribuita alla biodiversità e al benessere degli animali suggerisce un’agenda ecologica più ambiziosa rispetto a quelle perseguite dalla Danimarca negli ultimi anni, tanto che alcuni hanno definito il nuovo governo il “più verde di sempre”. L’agricoltura industriale è tra i settori maggiormente penalizzati e il Ministero dell’Agricoltura è stato sostituito da un nuovo Ministero della Natura e del Benessere Animale, incaricato di sovrintendere a una transizione agricola volta a ridurre le emissioni derivanti dall’agricoltura industriale e a ripristinare la natura dei terreni. Il governo prevede inoltre di espandere le energie rinnovabili e l’elettrificazione, migliorare la rete elettrica e incoraggiare la comproprietà locale dei progetti di energia rinnovabile.

Le agevolazioni assistenziali e i prezzi più bassi dei generi alimentari sono quindi accompagnati da una continua redistribuzione della ricchezza verso l’alto. Ma queste misure progressiste coesistono con politiche economiche di tutt’altro genere. Il programma di governo prevede significative riduzioni fiscali per i più ricchi, tra cui l’abolizione delle fasce di reddito più alte e medie e un taglio del tre percento dell’imposta sulle società. Agevolazioni sociali e prezzi alimentari più bassi si accompagnano quindi a una continua redistribuzione della ricchezza verso l’alto, una contraddizione che riflette l’influenza di Lars Løkke Rasmussen e dei Moderati, la cui partecipazione ha di fatto escluso proposte economiche più radicali.

È degna di nota l’assenza delle proposte elettorali per una tassa patrimoniale. Il risultato complessivo è un programma che tenta di conciliare le limitate ambizioni socialdemocratiche in materia di welfare con una concezione neoliberale non riformata della politica economica, che altrove viene sempre più abbandonata. Non è ancora chiaro se questa contraddizione indebolirà il governo o ostacolerà l’opposizione, rendendo più difficile attaccare un governo che contemporaneamente espande il welfare e riduce le imposte sulle società.

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