«Quelli della sinistra di oggi che protestano contro Meloni andassero a fare un corso di storia politica e culturale, un corso accelerato perché sono di un’ignoranza totale e impressionante».  Parola di Massimo Cacciari. Il filosofo è intervenuto alla sua maniera nella bufera scatenata dalla “clausola” di ammissione all’edizione 2026 di “Più Libri più Liberi”, la kermesse editoriale di fine anno alla Nuvola di Roma. Una clausola che pretendeva dal partecipante di dichiararsi antifascista.

Nell’autocertificazione è previsto che l’editore autocertifichi il rispetto dei valori costituzionali della Repubblica italiana, ripudiando l’ideologia fascista e i totalitarismi, impegnandosi a non esporre prodotti che fanno apologia del fascismo o incitano all’odio e alla discriminazione. Senza aver vidimato questa autocertificazione il sistema informatico blocca l’inoltro della candidatura per avere uno stand.

Immediata la replica di Giorgia Meloni: «Per partecipare alla fiera della piccola e media editoria “Più libri più liberi”, che si svolgerà a Roma, le case editrici dovranno ottenere quest’anno il “patentino antifascista”, sottoscrivendo un’apposita dichiarazione. È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono. La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno. Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica».

Da qui il passo indietro. «Siamo rammaricati di quanto sta accadendo», affermano gli organizzaatori. «L’intervento della presidente del Consiglio e il dibattito generale che ne è scaturito inducono ovviamente a un ulteriore attento approfondimento per rispetto istituzionale», aggiungono. Ma chiariscono che il documento è «basato su riferimenti istituzionali e universali ed è privo di visioni di parte, senza accenni politici e tantomeno legami partitici. È evidente che così non è stato interpretato».

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