«Si è chiuso con grande soddisfazione da parte di tutti. Abbiamo approvato la dichiarazione finale all’unanimità, un documento che rappresenta una forte presa di posizione sulle politiche commerciali e su come favorire un commercio equo». E’ stato «un successo per l’Italia». Lo ha dichiarato il ministro degli esteri e vicepremier Antonio Tajani aprendo la conferenza stampa finale del G7 del Commercio, tenutosi a Reggio Calabria e Villa San Giovanni il 16 e 17 luglio.

A dirlo sono anche i dati sull’Agroalimentare forniti dal Rapporto CREA Politiche e Bioeconomia. Il comparto nel primo trimestre 2024 fa segnare un ulteriore aumento delle esportazioni (+6,7% rispetto al I trimestre 2023) e un calo delle importazioni pari al -2,5%.

Al vertice calabrese hanno ovviamente tenuto banco le crisi internazionali e le loro ripercussioni sul commercio mondiale, ma anche fenomeni come la resilienza delle economie globali, la riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc), l’uso delle nuove tecnologie, la crescita economica da coniugare con la sostenibilità ambientale, il dialogo con il mondo delle imprese e con i Paesi terzi. L’ottica è sempre quella di creare un ambiente favorevole all’internazionalizzazione delle aziende italiane.

In particolare, la riforma dell’Omc è stata al centro dei colloqui del G7 del commercio. «Questa organizzazione – ha detto Tajani – deve avere regole adatte all’attuale situazione, che è cambiata, visto che le norme attualmente in vigore risultano obsolete». «Noi lavoriamo – a poi aggiunto il ministro – per ridurre la presenza di dazi, a meno che non siano indispensabili per garantire la reciprocità».

Questi ed altri temi strategici sono stati ripresi nella Dichiarazione finale pubblicata al termine della riunione dei ministri, ospitati nel resort Altafiumara, a Santa Trada. Discusse anche le modalità di riforma del sistema commerciale multilaterale, che vede al centro l’Organizzazione Mondiale del Commercio, ma anche «il rafforzamento della cooperazione – si legge nel testo conclusivo – rispetto alle sfide comuni». Poi la dichiarazione congiunta d’intenti: «Per rispondere alle sfide globali ci impegniamo a dedicare i nostri sforzi al mantenimento di un sistema commerciale multilaterale libero ed equo, basato su regole e orientato al mercato, nonché a rafforzare la resilienza e la sicurezza economica».

Ribadita l’importanza di promuovere il commercio internazionale in quanto motore di crescita, benessere e sviluppo: «Intendiamo – si legge ancora nella Dichiarazione finale – rafforzare l’impegno volto a mantenere le economie nazionali aperte e competitive e a promuovere il commercio e gli investimenti liberi ed equi, coinvolgendo i nostri partner a livello globale, incluso in regioni quali l’Indo-Pacifico, l’America Latina e l’Africa».

Nessuno ha sottovalutato le «persistenti minacce globali, in particolare la guerra illegittima di aggressione intrapresa dalla Russia nei confronti dell’Ucraina, ivi compresi i suoi continui tentativi di interrompere il commercio marittimo nel Mar Nero, e i ripetuti attacchi Houthi alle navi commerciali in transito nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden». Tutti fattori di crisi, che hanno posto in evidenza «quanto sia cruciale intervenire per ovviare alle vulnerabilità delle catene di approvvigionamento mondiali, delle rotte marittime, dei porti e dei flussi commerciali». Di qui l’impegno a rafforzare «la resilienza economica anche tramite la costruzione di catene di approvvigionamento resilienti e affidabili, perfezionando i nostri strumenti per dissuadere e contrastare le pratiche illecite, compresa la coercizione economica, e per salvaguardare le tecnologie critiche ed emergenti che potrebbero essere utilizzate per ledere la pace e la sicurezza internazionale».

Al G7 del Commercio è stato rappresentato il 54% del Pil mondiale e il 34% della popolazione mondiale. Difatti hanno partecipato anche i ministri di paesi esterni con rappresentanti di Kenya, Brasile, Nuova Zelanda, Corea del Sud, Turchia, India, Cile, oltre all’Omc, l’Osce e l’Ue. Il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis ha sottolineato come il forum di confronto in Calabria sia stato «fondamentale per i partner che la pensano allo stesso modo per discutere le modalità per garantire un sistema commerciale globale forte ed equo e affrontare i problemi».

«Dopo la Puglia per il G7 del Capi di Stato – osserva il presidente della Fondazione Salvemini, Renato d’Andria – la scelta della Calabria fatta dal Governo italiano per il vertice internazionale del commercio si è rivelata particolarmente efficace. Questa scelta ha consentito di accendere i riflettori della stampa mondiale su una regione in cui non si era mai svolto un vertice internazionale. Eppure, si tratta della regione che ha il più grande porto italiano, quello di Gioia Tauro. Uno scalo che, dopo questa occasione, potrà diventare punto di riferimento per il commercio internazionale».

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