L’ennesimo attentato infiamma in queste ore l’Africa. E’ avvenuto su una spiaggia Mogadiscio, dove un kamikaze si è fatto esplodere causando la morte di almeno sei Shabaab. Si tratta del “Partito dei Giovani Africani”, che da qualche tempo, insieme ad analoghi movimenti, sta esercitando un’azione di autentico risveglio democratico da un capo all’altro del continente.

«Adesso in Africa – riferiscono osservatori occidentali – la parola “corruzione” finalmente viene scandita, gridata da decine di migliaia di giovani. Hanno incominciato in Kenya, dove da oltre sei settimane manifestazioni di protesta vengono organizzate nella capitale Nairobi e nelle principali città per chiedere che alla corruzione si metta fine».

La miccia che ha acceso queste ultime proteste, mobilitando la Generazione Z africana, è stata la notizia di nuove tasse in arrivo, destinate ad aumentare un costo della vita già insostenibile. In particolare, una tassa annuale di circolazione per gli automezzi, pari al 2,5 per cento del loro valore, una “tassa ecologica” sulla maggior parte dei manufatti locali e l’aumento delle imposte su generi di base come il pane (del 16 per cento) e l’olio da cucina (del 25 per cento). «Le casse dello stato sono vuote, ha provato a spiegare il presidente keniota William Ruto, quindi o si aumenta il debito estero ricorrendo ad altri prestiti, e già adesso per ogni dollaro ricavato dalle imposte 61 centesimi servono per pagare i debiti contratti, oppure si aumentano le tasse».

Ma le proteste sono continuate. Lo scorso 25 giugno, quando i manifestanti hanno marciato sul Parlamento dove si discuteva la legge finanziaria riuscendo a dar fuoco ad alcuni locali, la polizia ha sparato ad altezza d’uomo uccidendo decine di persone. Ed è successo anche nelle successive manifestazioni: sarebbero già 50 i giovani manifestanti uccisi in Kenia dall’inizio delle proteste. 

Intanto i giovani di Nigeria e Uganda, seguendo l’esempio dei coetanei kenioti , sono già passati all’azione. Benché sia il primo produttore africano di petrolio e la prima economia del continente, la Nigeria sta affrontando la peggiore crisi economica degli ultimi decenni, ha anch’essa accumulato un debito insostenibile, lo scorso anno ha evitato di dichiarare default solo grazie a nuovi prestiti di entità enorme. «La svalutazione del naira, la valuta nazionale, e la rimozione di alcuni sussidi statali introdotti per contenere il prezzo al consumo di elettricità e benzina hanno fatto impennare il costo della vita», viene spiegato da osservatori occidentali. «Molte famiglie ormai si possono permettere solo un pasto al giorno e c’è chi si procura da mangiare frugando nella spazzatura».

In Uganda, Paese che confina con il Kenya, è stata organizzata una grande manifestazione anti corruzione il 23 luglio. La polizia è intervenuta con gli idranti e ha arrestato centinaia di persone. Il presidente Yoweri Museveni, che governa dal 1986, anno in cui ha conquistato con le armi la capitale Kampala, e che per anni ha negato il passaggio alla democratica teorizzando un “no party system” come formula politica ideale per gli africani, ha minacciato gli organizzatori dicendo che stanno giocando con il fuoco, che non consentirà a nessuno di interferire con le attività del suo governo e li ha accusati essere al servizio di potenze straniere. Una falsa accusa, che non basterà a placare l’esasperazione popolare.

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