Viene definita, da chi c’era, “inquietante” la scena che si è verificata ieri durante l’elezione di Samuele Lodi (foto sopra) a segretario generale della FIOM-CGIL. Un uomo chiamato a rappresentare centinaia di migliaia di lavoratori, eletto con il 98,74% dei consensi, si è infatti presentato alla proclamazione indossando una kefiah sulla quale campeggia una scritta in arabo: «طوفان الأقصى», Tufan al-Aqsa, ovvero «Diluvio di Al-Aqsa».

Non si tratta di uno slogan di solidarietà con il popolo palestinese, perché quello è esattamente il nome scelto da Hamas per battezzare il massacro del 7 ottobre 2023, quando oltre 1.200 persone furono assassinate in Israele e altre 251 vennero sequestrate. «Non stiamo parlando di una generica rivendicazione nazionale palestinese – protestano alcuni fra i presenti – non stiamo parlando di una critica a Netanyahu, al governo israeliano o alla condotta della guerra a Gaza. Tutte posizioni che possono essere espresse e discusse liberamente. Stiamo parlando del nome di un’operazione terroristica, trasformato in un simbolo da indossare pubblicamente».

Dopo la diffusione delle fotografie La FIOM ha preso le distanze, sostenendo che nessuno conoscesse il significato della scritta perché era in arabo. Ha definito quel motto incompatibile con i propri principi, annunciato verifiche interne e rimosso le immagini dai propri canali ufficiali.

Per molti, però, la questione è tutt’altro che finita.  «Delle due l’una – si chiedono fra i delegati – o Lodi conosceva il significato di ciò che portava al collo, e allora è tenuto a motivare una scelta di simile gravità; oppure non lo conosceva, e allora deve spiegare come sia possibile che il nuovo segretario generale di una delle maggiori organizzazioni sindacali italiane esibisca davanti a tutti un messaggio politico di cui ignora persino il significato».

Il problema, viene aggiunto, non è la kefiah, né può essere messa in discussione la solidarietà con il popolo palestinese. L’inquietudine nasce quando il linguaggio di un’organizzazione terroristica viene esibito come se fosse intercambiabile con quello della liberazione di un popolo. Ed è proprio questa confusione, sempre più diffusa in una parte del dibattito politico, che tanti iscritti alla Cgil mettono in discussione, definendola «pericolosissima». «La FIOM ha fatto bene a prendere le distanze – concludono – ma cancellare una fotografia non basta a cancellare il problema politico e culturale che quella fotografia ha sollevato».

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