
Sonora ed inattesa sconfitta in Mali, al confine con l’Algeria, delle truppe facenti capo alla Giunta militare golpista, sostenute dai mercenari russi, battute dai guerriglieri tuareg. Ciò che maggiormente sorprende non è solo la disfatta dei russi in terre saheliane, fra i quali si conterebbero diverse decine di caduti in combattimento e numerosi prigionieri, ma soprattutto la massiccia, crescente presenza in suolo africano di forze paramilitari al soldo della Russia.
Ricordiamo che il Mali, uno dei Paesi del Sahel come il Niger ed il Burkina Faso, è guidato già da diversi anni da un Governo provvisorio nato da un colpo di Stato militare. L’iniziale favore delle popolazioni era legato all’ipotesi secondo cui un governo dei Generali è più capace di combattere il terrorismo jihadista rispetto a quelli costituzionali. Alla gente i golpisti avevano inoltre fatto credere che vi sarebbe stata una rinascita economica e sociale. Ma non sta andando affatto così e i popoli cominciano ad accorgersene.
Ma come arrivano i soldati di Putin? Da settembre 2023 i tre Stati golpisti si sono associati nella Alliance des Etats du Sahel. Da quel momento hanno stretto una forte collaborazione militare con la Russia, il che ha significato la rottura dei rapporti tradizionali con la Francia, con l’Occidente in genere, e con la Comunità dei Paesi dell’Africa Occidentale, l’ECOWAS.
Fin dall’inizio era peraltro evidente che poche centinaia di mercenari russi dovrebbero non sarebbero riusciti in quella lotta al terrorismo persa da circa 5000 militari francesi dell’operazione Barkhane, insieme agli oltre 5000 della forza di pace ONU MINUSMA, entrambe smobilitate per volere dei Governi golpisti.
Va ancor peggio sotto il profilo dei diritti umani. Human Right Watch e Amnesty International lamentano una caduta libera dei principali diritti umani in ognuno dei tre Paesi, con una particolare preoccupazione per il Niger, dove nelle settimane scorse è stata revocata ogni immunità all’ex Presidente costituzionale Bazoum, il quale rischia ora la pena capitale per Alto Tradimento. HRW ed Amnesty evidenziano altresì il pugno di ferro governativo contro le opposizioni, la stampa, e le manifestazioni popolari (tranne quelle artificiose per sostenere le Giunte).
Secondo un reportage del New York Times del 26 luglio scorso, in Burkina Faso la lotta senza quartiere al terrorismo da parte del Capitano Traorè, il giovane leader militare alla guida del Governo, sta spaccando a metà il Paese, con una serie di bande armate senza controllo e senza limiti. «Se non si cade vittima del terrorismo- scrive il quotidiano- si rischia di morire per il fanatismo e gli eccessi delle brigate filo-governative, reclutate distribuendo armi alla popolazione civile, senza addestramento specifico».
«In Europa – osserva il presidente della Fondazione Salvemini, Renato d’Andria – si parla tanto del pericolo terrorista nel Sahel e dei traffici illeciti di esseri umani, ma scarsa o nulla è l’attenzione per la situazione dei diritti umani, che è già precipitata specie negli Stati guidati da Giunte militari. Possiamo mai lasciar cadere l’Africa sotto il controllo delle giunte golpiste sostenute dalla Russia?».





Rispondi