Tornato in libertà dopo aver dovuto dare le dimissioni da presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti è arrivato ieri a Roma per una serie di appuntamenti politici in vista delle elezioni regionali anticipate del 27 e 28 ottobre. Due gli incontri di punta della trasferta: quello con Maurizio Lupi, l’esponente della maggioranza che gli era stato più vicino durante la lunga detenzione ai domiciliari, ed il ministro dei Trasporti Matteo Salvini. A Porta Pia, sede del Ministero, era presenta anche il viceministro Edoardo Rixi.

«L’incontro – si apprende da una nota ufficiale della Lega – è stato l’occasione per fare il punto della situazione sulla Regione Liguria: non solo dal punto di vista delle infrastrutture e dello sviluppo economico, ma anche considerando le elezioni che il centrodestra è determinato a vincere». «La Liguria – viene aggiunto – ha registrato nell’ultimo triennio una crescita record, oltre la media nazionale in diversi settori chiave: seconda regione d’Italia per crescita del reddito pro capite, quarta per crescita del Pil, tra le prime cinque per crescita dell’occupazione». Negli ultimi anni poi, hanno convenuto Salvini e Toti, «la Liguria ha fatto passi da gigante anche in termini di investimenti e nuove opere». «E questo – ecco la conclusione – è un patrimonio che non può essere disperso».

Intanto, con un sincronismo quasi perfetto rispetto alla scadenza elettorale, il processo immediato chiesto ed ottenuto dalla Procura a carico di Giovanni Toti si aprirà il prossimo 5 novembre. Non vi sarà alcun rito abbreviato, né alcuna scorciatoia. Fonti vicine all’ex governatore affermano che Toti si sta preparando a sostenere una battaglia in campo aperto per dimostrare la sua innocenza da tutte le tre accuse contenute nel decreto di giudizio immediato emesso dal Gip Paola Faggioni.

Sarebbe invece intenzionato a patteggiare Paolo Emilio Signorini, già presidente del porto di Genova. Starebbe ancora valutando il da farsi Aldo Spinelli, tornato libero anche lui. Quanto ai difensori di Giovanni Toti, da quel che filtra sono al lavoro per preparare il processo a porte aperte, analizzando la gran mole di documenti depositati dalla Procura a corredo della richiesta di processo. È dalla valutazione complessiva di quel materiale, sostengono da sempre l’ex governatore e i suoi legali, che si potrà verificare come Toti abbia sempre agito nell’ambito dei suoi poteri e dei suoi doveri. Due i capi d’accusa principali nel decreto del Gip: corruzione e un episodio di finanziamento illecito. Per ciascuno di essi vengono indicati i principali elementi d’accusa presentati dai pm. L’accusa di corruzione riguarda i 71mila euro di finanziamenti versati da Spinelli al “«”Comitato Giovanni Toti”. A parte la risibile esiguità della somma, la difesa ha sempre sostenuto che sono finanziamenti leciti ed avvenuti alla luce del sole, la Procura li indica invece come contropartita di «atti amministrativi anche illegittimi» a favore dell’imprenditore. Tra questi, la privatizzazione della spiaggia di Punta dell’Olmo e il rinnovo trentennale della concessione del Terminal Rinfuse alla società di Spinelli. 

La seconda ipotesi di corruzione riguarda gli aiuti che Toti avrebbe ricevuto da Esselunga per sbloccare l’apertura di supermercati a Savona e Sestri Levante: aiuti consistiti in 5.560 passaggi di spot elettorali sul tabellone di Terrazza Colombo a favore della ricandidatura a sindaco di Marco Bucci nel 2022. Calcolando il costo di dieci euro a passaggio, il totale contestato a Toti è di 55.600 euro. Per la stessa vicenda i pm formulano anche l’accusa di violazione della legge sul finanziamento dei partiti, visto che l’esborso di Esselunga avvenne «senza alcuna delibera dell’organo sociale competente» e «senza alcuna iscrizione a bilancio».

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