Proprio mentre il Parlamento varava il nuovo Decreto Carceri, che prevede misure urgenti per affrontare la grave situazione esistente, il deputato di Italia Viva Roberto Giachetti e i dirigenti di Nessuno tocchi Caino Rita Bernardini, presidente, Sergio D’Elia, segretario ed Elisabetta Zamparutti, tesoriera, annunciavano la presentazione di un esposto-denuncia. ”Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”. Questa la norma del Codice Penale cui fanno riferimento i firmatari.

L’esposto è rivolto alla procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma perché, fanno sapere i promotori dell’iniziativa, «a fronte della gravità della situazione nelle carceri, descritta con dovizia di particolari nelle 11 pagine del testo, e a fronte dei probabili ulteriori pericoli che incombono sulla comunità penitenziaria, verifichi la sussistenza di eventuali responsabilità penali a carico del ministro della Giustizia Carlo Nordio e dei sottosegretari Andrea Del Mastro Delle Vedove e Andrea Ostellari i quali, avendo specifici obblighi di custodia dei ristretti, non vi adempiono cagionando loro un danno evidente alla salute, fisica o psichica, e alla loro stessa vita». Il riferimento è agli accadimenti gravi, quali i suicidi e altre morti in carcere per malattia e assenza di cure, ma anche «alla grave mancanza di risorse interne agli istituti di pena derivante dall’ingestibile sovraffollamento che, al 29 luglio 2024, era quantificabile in 61.134 persone detenute in 47.004 posti regolarmente disponibili».

Rita Bernardini

«Di fronte alla tragedia che si consuma ormai sotto gli occhi di tutti – aggiungono i firmatari – il ministro della Giustizia e i sottosegretari competenti sulle carceri, hanno opposto un netto rifiuto alla sola proposta di legge concreta, quella di Nessuno Tocchi Caino depositata in parlamento da Roberto Giachetti, volta ad aumentare con effetto retroattivo i giorni di liberazione anticipata e, quindi, a incidere nell’immediato sul sovraffollamento carcerario che è all’origine di ogni illegalità nell’esecuzione della pena».

Intanto, sull’onda di un caso giudiziario estremo, come quello dell’ex presidente della Liguria Giovanni Toti, il deputato di Azione Enrico Costa ha sollecitato il Parlamento ad impegnare il Governo per porre rimedio «all’uso della custodia cautelare». Un uso che, scrive sui social il penalista Gian Domenico Caiazza, «in Italia è diffusamente perpetrata. Ben oltre il caso Toti, abusando del fumoso “pericolo di reiterazione del reato”, subito parte la reazione manettara e giustizialista». «Si è privato della libertà personale fino alle sue dimissioni un Presidente di Regione, ancora solo indagato, sul presupposto che altrimenti egli avrebbe reiterato il reato perché “inconsapevole della gravità” di ciò che secondo l’accusa egli avrebbe commesso», rincara la dose Caiazza. Che aggiunge: «Cioè il GIP e poi il Riesame hanno desunto il pericolo di reiterazione del reato solo dal fatto che quel Presidente, nientedimeno, continuasse a proclamarsi innocente. Invece di riflettere, al di là degli schieramenti e degli interessi politici di parte, sulla devastante gravità, per tutti noi cittadini, di un simile pericolosissimo principio, si è scesi in piazza, di fatto, per sostenerne la legittimità. Ed ora ci si meraviglia che il Parlamento, seppure ahimè molto blandamente, impegni il Governo a ragionare su come prevenire abusi di una simile, eclatante gravità?».

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