
Bagnoli, una follia nuovi edifici in zona rossa. Sia ascoltato l’allarme dei geologi
Dopo un’attesa durata più di trent’anni, fatta di promesse ed illusioni da parte dello Stato, quattro settimane fa la martoriata ex area industriale di Bagnoli, tra le più inquinate d’Italia, ha intrapreso il percorso che dovrebbe condurla verso una effettiva rigenerazione. Tanto prevede il protocollo d’intesa firmato sul posto, accanto agli ex capannoni dell’Italsider, dalla premier Giorgia Meloni con il sindaco-commissario straordinario, Gaetano Manfredi. Sull’area arriveranno 1,2 miliardi di euro per la rinascita, che stavolta non potrà essere fatta solo di parole fumose e sprechi di denaro pubblico, com’era accaduto in passato. Non lo permetterebbe il Governo Meloni, che ha sbloccato 1,2 miliardi dal Fondo di Sviluppo e Coesione e, possiamo esserne certi, vigilerà sul loro corretto utilizzo.
Perché allora oggi un geologo fra i più autorevoli, famoso per le sue lunghe battaglie ambientaliste, suona un campanello d’allarme?
Solo pochi giorni fa, intervistato dalla nota emittente radiofonica CRC, Manfredi aveva dichiarato fra l’altro: «alla fine del primo semestre 2025 sarà pronto il primo lotto del “Parco dello Sport” e stiamo studiando l’ipotesi di insediare a Bagnoli la Federtennis».
Da qui è scattato l’altolà di Benedetto De Vivo, da trent’anni e passa anima di tutti i comitati d’intellettuali, esperti e gente comune impegnati nella salvaguardia di Napoli, a cominciare dalle Assise di Palazzo Marigliano. «No a nuove costruzioni a Bagnoli – ha tuonato De Vivo – perché nella zona rossa dei Campi Flegrei il rischio vulcanico, anche se non attualmente, è rappresentato dalla possibilità che si verifichi un’onda esplosiva laterale».
Lo scontro vero si sta consumando sul rilascio di licenze edilizie in un territorio che è poco distante dalle bocche della Solfatara, vulcano tra i più attivi d’Europa. Da una parte c’è il governo, che vede quale sua principale preoccupazione il rischio sismico e bradisismico. Sul versante opposto il primo cittadino, che pensa già a costruire il Parco dello Sport.
Non sono un tecnico che abbia le competenze per poter esprimere un parere definitivo, mi sembrano però di grande buon senso le opinioni espresse dal ministro Musumeci, secondo il quale è stata una “politica criminale” quella che ha consentito le costruzioni nei Campi Flegrei.
Sulla stessa lunghezza d’onda De Vivo, che attacca: «Manfredi ha dichiarato che le case residenziali in Zona Rossa in particolare a Bagnoli, si possono costruire, basta sapere come». «Manfredi – rincara la dose il geologo – ragiona probabilmente come se il rischio nei Campi Flegrei fosse solo sismico. In realtà il rischio è essenzialmente vulcanico».
Le istituzioni, in primis quelle comunali, non dovrebbero restare sorde ad un appello lanciato con tale e tanta preparazione scientifica da parte di chi per decenni si è battuto per una moratoria delle costruzioni in tutta quell’area.
Possiamo solo auspicare che voci come quella del professor De Vivo arrivino ai cittadini e che il sacrosanto principio di preoccupazione almeno questa volta, venga applicato.
Renato d’Andria
Presidente Fondazione Gaetano Salvemini





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