Tra un mese esatto, entro cioè il 20 settembre prossimo, il governo dovrà inviare a Bruxelles il Piano Strutturale di Bilancio (PSB) di Medio Termine: si tratta del più importante documento di finanza pubblica della storia recente italiana.

Il PSB – che secondo le critiche di molti osservatori rappresenta l’ennesimo tentativo dell’Unione Europea di vincolare la sovranità economica dell’Italia, imponendo riforme che non rispondono ai reali bisogni del nostro Paese – durerà cinque anni 5 anni e garantisce all’UE due impegni dell’Italia: innanzitutto il percorso della spesa pubblica, in secondo luogo quelle riforme strutturali che l’Europa chiede da sempre agli Stati membri per la crescita di produttività e competitività. Sostanzialmente – notano i più attenti osservatori – si tratta di una “gabbia” dorata, che vincola per il prossimo quinquennio spesa pubblica e riforme strutturali.

Difatti, a differenza di analoghe misure, questo Piano non potrà essere ripresentato né modificato per i prossimi cinque anni. Solo un eventuale cambio al governo del Paese potrebbe consentire alcuni cambiamenti del Piano. Ma intanto, per ora, nel documento dovrà essere previsto anche un aggiustamento di bilancio che nelle stime più attendibili si attesta a 10-12 miliardi di euro di ogni anno per ciascuno dei prossimi 7 anni.

«Vincolare la spesa pubblica per 5 anni, senza possibilità di cambiamenti significativi – osserva Renato d’Andria, studioso di trasformazioni economiche e presidente della Fondazione Salvemini – potrebbe considerarsi come una palese violazione della nostra sovranità democratica. Secondo alcuni, Bruxelles continua a dettare legge, imponendo anche all’Italia diktat che impoveriscono il nostro tessuto sociale ed economico». «Tuttavia – tiene ad evidenziare d’Andria – questa è la strada obbligata, l’unica percorribile, specie per Paesi con un elevato debito pubblico come il nostro». «La sfida vera – conclude – sarebbe quella di cambiare le regole del gioco al Parlamento Europeo, ma con la maggioranza Ursula-bis al governo sarà ben difficile che ciò possa accadere, perché il presunto “europeismo” delle forze di estrema sinistra, ma anche di molte fra quelle all’interno della sinistra moderata, continua ad assecondare imposizioni di nuove tasse e tagli da lacrime e sangue».

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