Kennedy, la scelta giusta di Trump

Il discorso con cui Robert F. Kennedy Jr. ha annunciato il ritiro della candidatura all presidenziali e l’appoggio a Donald Trump ha letteralmente strabiliato i media americani, oscurando la pioggia di promesse fatte il giorno prima da Kamala Harris con un intervento in cui – secondo tutti gli osservatori – la candidata DEM ha cercato in ogni modo di nascondere il suo passato come numero due nella precedente amministrazione targata Biden.
Da parte nostra, non possiamo che vedere con grande favore l’arrivo del battagliero Robert Kennedy Jr. tra le fila del candidato presidente Donald Trump, il quale ancora una volta con questa alleanza dimostra lucidità ed una straordinaria lungimiranza. Ma ecco cosa ha colpito di più gli americani nel discorso di Kennedy. Il fondatore di Children Health Defense, benemerita compagine che da anni di batte per i diritti dei bambini e deo soggetti fragili nel mondo, ha spiegato che sta offrendo il suo sostegno al presidente Trump per difendere la libertà di parola, per far finire la guerra in Ucraina e per combattere quella che definisce come un’epidemia di malattie croniche che sta falcidiando i bambini americani.
Divergenze? Certo, alcune restano, ma l’importanza degli obiettivi in comune è tale da permettergli di mettere da parte quanto comunque lo divide da Trump. Aspre critiche Kennedy le ha poi riservate al Partito Democratico per la guerra legale che sta combattendo contro se stesso e contro Trump, al fine di cancellare la volontà degli elettori e mandare in prigione l’ex presidente. Non va dimenticato che Kennedy ha deciso di candidarsi come indipendente lo scorso ottobre, quando si è trovato a doversi confrontare con l’aperta ostilità dimostrata dal Partito Democratico a fronte della sua intenzione di partecipare alle elezioni primarie di tale partito. Da allora, ha dovuto affrontare un processo costoso e dispendioso, in termini di tempo ed energie, per potersi candidare alla Casa Bianca, prima di sospendere la sua campagna elettorale ed offrire l’endorsement a Trump.
Dichiarando ormai impossibile una sua vittoria, Kennedy ha ufficialmente chiesto ai suoi sostenitori di votare per l’ex presidente Trump in tutti quei dieci stati dall’orientamento politico incerto che decideranno il risultato elettorale e all’interno dei quali anche meno di un punto percentuale può fare la differenza.
Il suo nome resterà quindi sulle schede elettorali di tutti quegli stati il cui risultato a favore dell’uno o l’altro schieramento è più che certo, e dove la sua candidatura sarà perciò ininfluente. «Qualsiasi altra mia scelta – ha concluso Kennedy – avrebbe finito con il consegnare le elezioni ai Democratici». Va detto che le sue opinioni anti-establishment sono da tempo condivise da molta parte dei repubblicani.
Non meno rilevante sarà l’appoggio a Trump arrivato da Elon Musk, una delle menti più intelligenti e brillanti del pianeta, non solo nel campo dell’innovazione.
E se anche un osservatore come il sempre attentissimo Marco Rizzo giudica foriera di nuove guerre l’ipotetica vittoria della Harris, dobbiamo constatare che cresce, anche in Italia, il fronte di coloro che vedono in Trump e nei suoi alleati le speranze per riportare nel mondo quella pace che si attende da troppo tempo. Noi siamo tra questi.
Renato d’Andria
Presidente Fondazione Gaetano Salvemini





Rispondi