Raffaele Fitto

In un contesto segnato da forti disuguaglianze territoriali e sociali diventa urgente individuare nuove strade per lo sviluppo occupazionale e il rafforzamento del tessuto economico e produttivo del sud Europa, con un’attenzione particolare al Mezzogiorno. Questi in sintesi i risultati del confronto promosso a Bari dal Movimento Cristiano Lavoratori, che ha visto tra le sfide prioritarie quella di innalzare i redditi del ceto medio, pilastro della stabilità e della crescita, finora trascurato dalle politiche dei governi, rivolte prevalentemente al ceto medio-basso.

Alcuni dati emersi dai lavori sono più che eloquenti. 25-30% di disoccupazione giovanile al Sud (intorno al 10% nelle regioni settentrionali). Sulla sfida dell’Intelligenza Artificiale, solo l’8% delle imprese italiane ha integrato soluzioni di questo tipo nei propri processi produttivi, mentre in Germania questa percentuale supera il 20%. Al Sud è sempre più diffuso il lavoro precario, ma anche la fuga dei cervelli che, solo nel 2024, ha interessato oltre 156.000 italiani (il 36% in più rispetto all’anno precedente).

Chiaro, in tal senso, l’intervento di Alfonso Luzzi, Presidente nazionale di Movimento Cristiano Lavoratori: «Riteniamo nostra responsabilità avanzare proposte concrete volte al miglioramento delle condizioni del lavoro nel Mezzogiorno. È paradossale che, pur producendo risorse umane di altissimo livello, il Paese non riesca a valorizzarle né a offrire loro prospettive adeguate, continuando a formare eccellenze per altri sistemi-Paese».

Raffaele Fitto, Vicepresidente della Commissione Europea, ha partecipato ai lavori accogliendo le proposte presentate dal MCL. «Le sfide che oggi sono state presentate – ha detto Fitto – accomunano il Sud, l’Italia e l’intera Europa: etica, sostenibilità, competenze, dignità ed inclusione nell’era dell’intelligenza artificiale, temi complessi che possono diventare straordinarie opportunità se affrontate con visioni e responsabilità».

«Sin dall’inizio del mandato – ha aggiunto – abbiamo concentrato le nostre energie sulla competitività per costruire un’Europa più solida e prospera. Oggi, però, competitività significa anche – e soprattutto -preparazione, sviluppare competenze adeguate, valorizzare i talenti, formare lavoratori e imprenditori alle sfide della trasformazione digitale. Significa rendere il mercato del lavoro più inclusivo coinvolgendo chi è ancora ai margini, semplificando le regole e stimolando il dinamismo delle nostre economie».

Quindi il tema strategico: la coesione: «Con la revisione intermedia della politica di coesione stiamo offrendo agli Stati membri maggiore flessibilità per investire in priorità strategiche, politiche abitative, gestione delle risorse idriche, difesa, competitività ed energia. In molte regioni, competitività non significa solo innovazione tecnologica, ma anche sostegno all’artigianato, alla manifattura, alle attività produttive profondamente radicate nel territorio. Il nostro impegno è rivolto a costruire un’Europa in cui ciascuno possa avere l’opportunità di realizzare il proprio futuro nel luogo che considera la propria casa. Dobbiamo rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale per sostenerli e per non costringerli a scegliere tra le proprie radici e le proprie aspirazioni», ha concluso Fitto.

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