La combinazione tra la crisi climatica e i conflitti armati sta creando nuove rotte migratorie per milioni di sfollati nel mondo. E’ quanto emerge dal Dossier statistico immigrazione 2025 dell’Associazione A Sud, realizzato da IDOS, che sarà presentato il prossimo 4 novembre al Nuovo Teatro Orione di Roma. 

Un primo dato allarmante: il surriscaldamento del Pianeta è collegato all’impatto dei conflitti armati e delle loro enormi quantità di emissioni di gas serra nell’atmosfera. Secondo l’ong britannica Cebos, il settore bellico si classificherebbe al quarto posto per emissioni su scala globale, con una percentuale del 5,5%. Si tratta di una stima, dato che questo ambito non rientra nelle negoziazioni sul clima e rimane in una zona d’ombra.

Esiste dunque uno stretto legame delle guerre con il clima, che condiziona soprattutto le migrazioni. Secondo le stime del Centro internazionale di monitoraggio sul clima con sede in Norvegia, nel 2024 sono stati 45,8 milioni gli sfollati interni per disastri naturali e altri eventi legati ai cambiamenti climatici. Un dato record che segna un’anomalia significativa rispetto agli ultimi 15 anni, in cui la media annuale si è attestata sui 24 milioni. Con sempre maggiore frequenza la guerra sta diventando una concausa degli spostamenti o delle migrazioni climatiche. In un’altra ricerca compiuta insieme alla Notre Dame Global Adaptation Initiative, lo stesso Idmc ha evidenziato infatti che più di tre quarti delle persone sfollate per conflitti e violenze viveva in Paesi con un’elevata o molto elevata vulnerabilità ai cambiamenti del clima. Il 69% dei migranti intervistati che, tra le cause della migrazione, ha indicato motivi di studio, lavoro o ricerca di migliori condizioni di vita, collocandosi dunque nella categoria dei migranti economici, ha successivamente incluso, tra i motivi dello spostamento, le mutate condizioni climatiche e il degrado ambientale nei rispettivi Paesi di origine.

Tra questi ultimi, ci sono anche Costa d’Avorio, Somalia e Afghanistan, noti principalmente per i disastri umanitari legati ai conflitti armati e all’instabilità politica, ma anche terre martoriate proprio da siccità estrema e desertificazione. Da segnalare come nelle conclusioni dello stesso progetto di ricerca si ribadisca la necessità di “rafforzare la condanna contro le devastazioni ambientali provocate dalle guerre, identificando in modo esplicito un reato come l’ecocidio”.

È quanto emerge da una lettura dell’associazione A Sud contenuta nel Dossier statistico immigrazione 2025, realizzato da IDOS e la cui presentazione è prev

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