«Questo immenso riconoscimento della lotta di tutti i venezuelani è uno stimolo per portare a termine il nostro compito: raggiungere la democrazia». Così ha esultato Marìa Corina Machado all’annuncio del Premio Nobel per la Pace 2025 che le è stato appena conferito. Subito dopo ha ringraziato il presidente americano Donald Trump: «Siamo alle soglie della vittoria e oggi più che mai contiamo sul presidente Trump, sul popolo degli Stati Uniti, sul popolo dell’America Latina e sulle nazioni democratiche del mondo come nostri principali alleati per raggiungere la libertà e la democrazia».

María Corina Machado, una delle figure più visibili dell’opposizione venezuelana, con questo riconoscimento diventa la seconda donna latinoamericana a riceverlo, dopo Rigoberta Menchú nel 1992, e la seconda persona venezuelana a ottenere un Nobel, dopo Baruj Benacerraf, insignito del Nobel per la Medicina nel 1980.

Nelle motivazioni, il Comitato Norvegese richiama esplicitamente la sua difesa della democrazia, della nonviolenza e dei diritti umani di fronte alla repressione, Marìa è definita un simbolo di speranza per milioni di venezuelani che da oltre vent’anni vivono il deterioramento delle istituzioni, la migrazione forzata e la restrizione delle libertà civili. Questo riconoscimento va oltre i suoi indiscussi meriti personali, perché restituisce al Venezuela un ruolo centrale sulla scena globale, capace di superare l’immagine di crisi e fratture che spesso accompagna il paese sudamericano.

Ma guardiamola più da vicino. Dopo la laurea in Ingegneria industriale, nel 2002 Machado ha fondato Súmate, un’organizzazione per la difesa della trasparenza elettorale, attraverso cui nel tempo ha affrontato più volte scontri e tensioni con il potere. Eletta deputata all’Assemblea Nazionale dopo un celebre scontro con Hugo Chávez, in seguito è stata dichiarata ineleggibile, perseguitata da procedimenti giudiziari e indicata come “nemico interno” dello Stato. Ma nel 2023, nonostante il divieto politico del regime di Maduro, è stata scelta con un consenso schiacciante nelle primarie dell’opposizione, consolidandosi come simbolo di resistenza in un paese in cui la democrazia appare sempre più fragile.

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