
Libertad Avanza, il partito del presidente argentino Javier Milei, ha vinto le elezioni legislative di metà mandato con il 40,84% delle preferenze. Si ferma invece al 24,5 la coalizione peronista Fuerza Patria. La Libertà Avanza (Lla), conquista gli elettori nella provincia di Buenos Aires, tradizionale roccaforte dei peronisti progressisti, che solo un mese fa avevano surclassato nei sondaggi la formazione dei conservatori. Sul risultato scadente dei progressisti ha pesato in primo luogo l’assenza della leader storica Cristina Kirchner, costretta agli arresti domiciliari da una condanna a sei anni per corruzione.
«Oggi comincia la costruzione della grande Argentina», ha esultato Milei, benché i dati indichino la disaffezione crescente dei cittadini al voto. L’affluenza alle urne, che si è fermata al 67,85%, rappresenta un dato negativo record dal ritorno della democrazia nel 1983. Fatto sta che nell’elettorato argentino il gradimento di Milei è passato dal 56% del 2023 all’attuale 38%. Una discesa nei consensi collegata quasi certamente alle sue ricette lacrime e sangue che, se da un lato sono riuscite a contenere l’inflazione, passata dal 200 al 31%, e a garantire l’equilibrio fiscale, dall’altro hanno prodotto tagli alla spesa, anche in settori sensibili come l’educazione e la sanità.
A festeggiare, intanto, ci sono anche gli Stati Uniti di Donald Trump che, di fronte a forti pressioni svalutative, a una crisi delle riserve e al rallentamento dell’attività economica, era corso in aiuto di Milei con l’impegno a sostenere la moneta argentina, mettendo sul piatto un pacchetto di aiuti da 40 miliardi di dollari a sostegno della tenuta dell’esecutivo per i prossimi due anni di mandato.





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