Mentre continua l’apprensione per le posizioni di Trump e Putin sul Venezuela (Trump: «il governo Maduro ha i giorni contati», Putin: «Pronti ad inviare artiglieria e missili al Venezuela»), resta nelle carceri venezuelane dopo oltre 300 giorni il cooperante italiano Alberto Trentini.  

L’arresto di Trentini sarebbe un tassello della cosiddetta “diplomazia degli ostaggi” che ormai da qualche tempo Caracas sta portando avanti: arrestare cittadini stranieri innocenti per ottenere dei vantaggi. La stessa tattica era stata utilizzata dall’Iran per la giornalista Cecilia Sala, che fu liberata a pochi giorni di distanza dal rilascio dell’ingegnere Mohamed Abedini Najafabadi, detenuto in Italia.  

Ma cosa chiede il governo di Maduro per rilasciare l’innocente Trentin? Il nodo centrale – secondo le ricostruzioni di attenti analisti riportate in un ampio dossier del Domani – sarebbe tutto in quella archiviazione disposta dal gip di Roma (su richiesta della Procura) nel settembre 2024 a carico di Rafael Daroo Ramirez Carreñ, oppositore di Maduro e delfino di Chavez, che era indagato per i ipotesi di riciclaggio, poi cadute. Si aggiunga che Ramirez aveva già ottenuto dall’Italia lo status di rifugiato. Colpi durissimi per Maduro, che pochi giorni dopo, il 15 novembre 2024, arresta Trentin, appena arrivato in Venezuela.

Una luce di speranza si è accesa nei giorni scorsi, quando la premier Giorgia Meloni ha avuto una conversazione telefonica con Armanda Colusso, madre di Trentini, alla quale ha assicurato che il governo sta già percorrendo tutte le strade praticabili» per ottenere la liberazione del cooperante. «Il presidente Meloni – si legge in una nota di palazzo Chigi – ha rinnovato la propria personale vicinanza e quella del governo alla famiglia dell’operatore umanitario italiano, che ha potuto ricevere una visita del Capo missione italiano a Caracas lo scorso 23 settembre».  

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