
Si è tornati a parlare di patrimoniale dopo la decisione della Cgil di proclamare lo sciopero generale per venerdì 12 dicembre contro la Manovra 2026. In quell’occasione, infatti, il segretario generale Maurizio Landini ha proposto di prelevare l’1% ai 500mila italiani che guadagnano oltre 2 milioni di euro. Basterebbe questo contributo, secondo Landini, per poter avere 26 miliardi «da investire nella sanità, per le assunzioni, sulla scuola, per aumentare gli stipendi a tutte le persone».
Immediata la replica della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che in un messaggio su X ha riaffermato la linea del governo, quella di non introdurre alcuna nuova imposta che colpisca i patrimoni privati o il risparmio degli italiani. «Le patrimoniali ricompaiono ciclicamente nelle proposte della sinistra – ha scritto la premier -. Con la destra al governo non vedranno mai la luce».
Anche perché, come spiega bene la CGIA di Mestre, le patrimoniali esistono già, solo che… non si vedono: «Le imposte patrimoniali che già gravano sui cittadini italiani garantiscono alle casse dello Stato quasi 50 miliardi di euro l’anno (per la precisione 49,8). Un importo che nel 2022 valeva 2,6 punti di Pil. Complessivamente, questa tipologia di prelievo sui beni patrimoniali (siano essi mobili, immobili o finanziari) è composta da una decina di voci. Esse sono: l’Imu/Tasi(gettito nel 2022 pari a 22,7 miliardi di euro), l’imposta di bollo (7,7 miliardi), il bollo auto (7,2 miliardi), l’imposta di registro e sostitutiva (6,2 miliardi), il canone Rai-Tv (1,9 miliardi), l’imposta ipotecaria (1,8 miliardi), l’imposta sulle successioni e donazioni (1 miliardo), i diritti catastali (727 milioni di euro), l’imposta sulle transazioni finanziarie (461 milioni) e l’imposta su imbarcazioni e aeromobili (1 milione)». Senza contare l’IMU, tassa patrimoniale periodica che ogni anno ricade sui proprietari di seconda casa.





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