Bank of England lancia l’allarme sul rischio di una bolla speculativa per il settore dell’intelligenza artificiale in rapida crescita. L’istituto britannico fa un parallelismo col periodo precedente allo scoppio della bolla delle dot-com, le società di internet cresciute a dismisura nelle quotazioni fino al 2000, per poi crollare in borsa. 
«Molte valutazioni di asset rischiosi rimangono eccessive – si legge nel rapporto semestrale redatto dal Financial Policy Committee della banca centrale britannica – in particolare per le aziende tecnologiche specializzate in intelligenza artificiale. Le valutazioni del mercato azionario negli Stati Uniti sono vicine ai livelli più alti dallo scoppio della bolla delle dot-com, e nel Regno Unito, dalla crisi finanziaria globale del 2008».  

Di diverso avviso Mario Draghi che, all’inaugurazione del 163esimo anno accademico del Politecnico di Milano, ha mostrato un esempio ineccepibile. Con la rivoluzione dell’Intelligenza artificiale lo scorso anno gli Stati Uniti hanno prodotto 40 grandi modelli fondamentali, la Cina 15 e l’Unione europea soltanto tre. E lo stesso schema si osserva in molte altre tecnologie di frontiera. Da qui l’invito: «se non colmiamo questo divario e non adotteremo queste tecnologie su larga scala – ha detto Draghi – l’Europa rischia un futuro di stagnazione, con tutte le sue conseguenze».

Ma c’è di più. «Considerato il nostro profilo demografico – ha aggiunto l’ex presidente della Bce – se l’Ue mantenesse semplicemente il tasso medio di crescita della produttività dell’ultimo decennio, tra 25 anni l’economia avrebbe, di fatto, la stessa dimensione di oggi. Una politica efficace in condizioni di incertezza richiede adattabilità: la capacità di rivedere le ipotesi, riequilibrare quei pesi, adeguare rapidamente le regole man mano che emergono evidenze concrete sui rischi e sui benefici. Ed è qui che l’Europa si è inceppata». 
   

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