Quando si predica bene e poi… si razzola male, anzi malissimo. La “Società di servizi Cgil Sicilia srl”, fondata per gestire i Caf del sindacato nell’isola, è fallita lasciando dietro di sé una voragine debitoria di oltre sei milioni di euro.  

Costituita negli anni Novanta e partecipata dalla Cgil regionale e dalle Camere del Lavoro siciliane, la costola sindacale siciliana è stata messa in liquidazione giudiziale dal Tribunale di Catania con un passivo che nel bilancio 2022 raggiungeva quota 6,2 milioni di euro, in primis per omessi versamenti di imposte, contributi previdenziali e tributi locali. Nel solo capitolo dei mancati versamenti contributivi – Inps, Inail, Agenzia delle Entrate – mancano all’appello circa 3,3 milioni di euro. Erano quelli destinati alle tutele fondamentali dei lavoratori: invalidità, vecchiaia, infortuni. A questi si aggiungono circa 377mila euro di tributi diretti e Iva.

Primo creditore è quindi l’Agenzia delle Entrate, che reclama oltre 3 milioni. Ma anche l’Istituto autonomo case popolari di Enna attende pagamenti. E po c’è il caso clamoroso di un dipendente a tempo determinato addetto alle pratiche del Caf, che vanta crediti per 150mila euro. Il sistema? Semplice: contratto da 800 euro per tre mesi, lavoro effettivo per dodici e il resto pagato in nero, senza straordinari retribuiti.

L’ex numero uno del cda, di fronte alle domande di un giornalista sul fallimento della società, ha liquidato la questione con un’alzata di palle: «In Italia falliscono tante società, mi dite quel è il problema?». Fatto sta che la procedura fallimentare è aperta, il curatore è già stato nominato e i debiti restano lì, come una montagna, che getta l’ennesima ombra sulla “integerrima” CGIL di Maurizio Landini.

Published by

Rispondi

Scopri di più da L'UMANITA' - Organo del Partito Socialdemocratico Italiano

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere