
«Non siamo indifferenti all’annuncio della vendita del Gruppo editoriale GEDI, anche perché sarebbe davvero un peccato se dovesse cadere in mano straniera». L’apertura di Pier Silvio Berlusconi e di sua sorella Marina alle trattative per rilevare lo storico marchio editoriale della famiglia Agnelli non si è fatta attendere. Per il momento, comunque, l’attenzione del gruppo editoriale fondato da Silvio Berlusconi resta concentrata sugli asset produttivi tradizionali, in particolare sul sistema crossmediale, vale a dire la combinazione fra tv, digitale, radio e piattaforme proprietarie, garantendo così a inserzionisti e pubblico la più ampia copertura del mercato. Si tratta, del resto, di un modello che continua a offrire risultati commerciali positivi.
Intanto il boato generato dalle notizie sulla vendita dello storico marchio editoriale sta generando un autentico sconquasso, che lambisce ovviamente anche la politica. Sul mercato è stato messo tutto il colosso dell’editoria, dalle radio ai giornali, comprese la Repubblica e La Stampa. In sostanza Exor, l’holding finanziaria della famiglia Agnelli-Elkann che controlla Gedi, intende disfarsi degli investimenti fatti nel mondo dell’informazione.
I giornalisti, allarmati, incrociano le braccia: «Non ci è stata data alcuna garanzia sul futuro della testata, sui livelli occupazionali, sulla solidità del potenziale compratore, sui destini delle attività messe in comune a livello di gruppo, dalle infrastrutture digitali alla produzione dei video, e quindi senza nessuna garanzia di poter continuare a svolgere il nostro lavoro così come abbiamo fatto fino a oggi».
Si attendono a breve le mosse della corazzata Mediaset, ma intanto a farsi avanti è il gruppo greco AntennaUno che però, secondo quanto si apprende, non sarebbero interessati a La Stampa, quotidiano storicamente legato alla famiglia Agnelli, bensì ad acquisire Repubblica, oltre alle radio, M20, radio Deejay, radio Capital.
Il governo non è rimasto alla finestra: il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria Alberto Barachini ha già convocato i vertici di Gedi e i comitati di redazione de La Stampa e de la Repubblica.

«Ha ragione Carlo Calenda: dismessi gli asset industriali, i quotidiani non servono più», dichiara Renato d’Andria, a lungo editore di quotidiani. Il riferimento è a Stellantis e al suo costante declino. «Solo l’ennesimo intervento del governo potrà salvare due testate storiche dell’editoria italiana, due pilastri dell’informazione e, con essi, anche le sorti di un’azienda che da inizio del Novecento aveva fatto grande l’Italia nel mondo», ha aggiunto d’Andria, commentando le sferzata di Calenda su X, secondo cui «Elkann è riuscito a distruggere in una generazione ciò che era stato costruito in 125 anni con un robusto contributo dello Stato italiano. Mancano Juve e Ferrari, ma è abbastanza a buon punto anche lì».





Rispondi